di Daniela Coin, consulente relazionale www.verouomo.it

alti-e-bassi

La natura dell’uomo è fatta di alti e bassi. Da momenti di gioia, felicità, amore, estasi ed euforia e da momenti di delusione, depressione, abbandono e solitudine. Indicativamente, è buona norma comprendere che funzioniamo così ed iniziare ad accettare che normalmente siamo esseri che cercano di rimanere in equilibrio e che siamo quindi soggetti a forze contrapposte che a volte ci spingono in alto e a volte ci trascinano verso il basso.

C’è chi sceglie di accettare l’altalena emozionale di up & down, vivendo pressocché alla giornata; c’è invece chi cerca di vivere in modo da riuscire a potenziare l’aspetto gioioso della vita, rimanendo sempre positivo e fiducioso, qualunque cosa accada. Altri invece tendono molto a negativizzare tutto, riuscendo a spegnere l’entusiamo anche quando accade un evento bello e positivo, aggiungendo preoccupazioni o proiezioni negative.

Non esiste un modo migliore di un altro di agire, in realtà. Non potrei personalmente affermare che “i positivi” stiano agendo in modo più idoneo rispetto ai “fatalisti”. L’unica cosa che mi permetto di dire è questa: stiamo meglio quando siamo felici o quando siamo tristi?

Da questa domanda, direi che ognuno può scegliere di agire di conseguenza.

IL SUGGERIMENTO DEL MAESTRO

Nell’ottica della crescita personale, ovvero quello di cui mi occupo, sarebbe auspicabile comprendere questo passaggio che è stato magistralmente descritto da Osho:

“Ci sono due modi per uscire da questo continuo processo di alti e bassi. Il più facile è questo: quando sei nell’estasi, quello è il momento per essere consapevole. Quando sei depresso, in agonia, la consapevolezza diventa più difficile. Quando fluisci nella gioia, nella beatitudine, quello è il momento per essere consapevole; ma, le persone fanno esattamente il contrario. Quando sono felici, chi si preoccupa della consapevolezza? E quando sono angosciate, allora pensano che è il momento di essere consapevoli e uscire dall’angoscia. Ma nessuno è mai stato capace di uscire dall’angoscia direttamente.

Prima devi imparare a distaccarti dall’estasi. Se riesci a essere consapevole, prima di tutto, dei tuoi momenti felici, la depressione non verrà. L’uscita è dall’estasi. Questo è il modo più semplice. Sii felice e sii consapevole. Godi e sii consapevole. Ama e sii consapevole.

Non mettere da parte la consapevolezza dicendo: “Mi disturba, sono così estatica.” In questo caso la consapevolezza diventa un disturbo, ma non lo è. Può apparire come tale all’inizio, ma presto ti accorgerai che porta la tua estasi a picchi più alti. Alla fine consapevolezza ed estasi diventano una cosa sola. Quei momenti di depressione, di agonia scompariranno.”

CHE COSA SIGNIFICA “ESSERE CONSAPEVOLI NELL’ESTASI”?

coppia-feliceCiò che il maestro intende è che non dobbiamo farci prendere dal momento estatico, sia esso un grande amore, un immane successo lavorativo, o qualunque cosa ci spinga a perdere la testa. Quell’azione dell’abbandonarsi all’estasi, per quanto possa sembrare una cosa bellissima, è davvero dannosa per la crescita personale di ogni individuo. In quei momenti di estrema felicità, il proprio centro (ovvero quella sensazione di avere in mano la propria vita, la padronanza di sé e delle emozioni e la coscienza di ciò che accade dentro e fuori) viene meno, con conseguenze assolutamente e del tutto devastanti.

L’estasi indotta dall’esterno è qualcosa che da un momento all’altro può venirci sottratta da chiunque. Siano essi la bionda del supermercato che ci ruba il fidanzato su cui avevamo investito tutto, un collega che ci soffia il posto di lavoro privilegiato, un affare importantissimo ormai quasi concluso che, all’ultimo, non va in porto. Una malattia. Un evento drammatico inaspettato. Quando perdiamo il nostro centro, ogni evento esterno ha il potere di distruggerci, così come, poco prima, aveva avuto il potere di renderci estatici. E quel potere glielo avevamo concesso noi.

LA VIA DELL’ESTASI

Per questa ragione Osho ci invita a rimanere consapevoli all’interno dell’estasi. Che non significa andare dalla nuova fidanzata che vi sta rendendo felici e dirle che la lasciate perché preferite essere centrati e consapevoli. Va benissimo viversi le emozioni belle che arrivano, è sano e doveroso, ma senza perdere la propria centratura, ovvero tenendo sempre presente, in modo lucido e costante, che non dobbiamo affidare tutta la nostra vita a quell’evento, rendendolo fondamentale per il nostro benessere.

Nel caso di un fidanzato possiamo continuare a mantenere i nostri spazi, la nostra serenità a prescindere da quella persona. Coltivando i nostri interessi. Dedicando tempo a noi stessi, senza che il partner presenzi costantemente in supporto alla nostra vita. Nel caso di un lavoro, possiamo rimanere comunque fiduciosi ma senza basare le nostre sicurezze, economiche ed emotive, solo su quell’aspetto.

LA VIA DELLA SOFFERENZA

DepressionIl maestro propone comunque una seconda modalità, a suo dire più complicata e che lui considera addirittura non necessaria:

“Il secondo modo, che viene inutilmente seguita solo da alcuni, è difficile.

Cerca di diventare consapevole quando stai soffrendo – e non sei solo tu, molte altre persone nella storia ci hanno provato. Se non c’è sofferenza, sono capaci di crearla solo per diventarne consapevoli. Allora si mettono a digiunare e in questo modo creano la sofferenza; poi si mettono a vivere nudi negli inverni glaciali e in questo modo creano la sofferenza. L’essere umano è pieno di inventiva – si tortura in mille modi.

Ogni tanto una persona è diventata consapevole anche attraverso quell’esperienza; è inutilmente disumana, ma quasi tutte le religioni vanno predicando questo tipo di cose. La mente umana è attratta da ciò che è difficile, mentre ha tendenza a dimenticare ciò che è ovvio e semplice.

Io insegno ciò che è facile. Non sono favorevole ad alcun tipo di tortura inutile. Se diventa inevitabile, allora è un’altra cosa, ma abbiamo persino tentato di rendere delle sofferenze inevitabili delle occasioni di trasformazione.

Per me la strada più facile è ciò che ti dà gioia. Danza, canta. e mentre danzi e canti, sii consapevole.

Non perderti e non identificarti.”

Di norma questi percorsi vengono studiati e praticati insieme a maestri, cioè persone che hanno già attraversato questa fase di sofferenza estrema, indotta o autoindotta, e che hanno così ottenuto l’illuminazione o comunque uno stato di coscienza elevato che li ha liberati dall’ansia che attanaglia l’essere umano.

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LA MENTE PROIETTA FILM IN 3D

L’abitudine della mente è quella di fare proiezioni alla ricerca di un fantomatico futuro in cui, facendo questa o quest’altra cosa, affidandosi a questa o quell’altra persona, l’individuo riuscirà a stare meglio, ad essere felice, a porre fine a tutti i suoi problemi. Si chiama “identificazione” e crea inevitabilmente angoscia e desolazione in quanto basa tutto su un futuro immaginario che non si avvererà mai.

Ogni volta che noi diciamo “quando avrò più soldi sarò felice”; “quando troverò la fidanzata che voglio allora starò meglio”; “quando cambierò lavoro potrò rilassarmi”; ogni volta la mente sta automaticamente sostenendo che adesso non siamo felici, non siamo bene e non siamo soddisfatti di quello che c’è.

E’ un’arma a doppio taglio perché, meno apprezziamo ciò che c’è (che non significa accontentarsi, sia chiaro!), più creiamo le condizioni per stare male ed avvelenare tutto quello che abbiamo intorno, quindi di conseguenza creiamo le condizioni affinché la miseria che sentiamo si materializzi intorno a noi.

LA VIA DELLO SPECCHIO

Osho invece ci suggerisce di viverci la vita come se fossimo degli specchi. “Lo specchio rimane vuoto. Le persone vanno e vengono, su e giù. Lo specchio non si identifica con nulla.”

Inoltre aggiunge:

“Una persona piena di gioia è vicina all’esistenza. Più grande è la sua gioia, minore è la distanza che la separa dal cuore dell’universo.

Nella tua agonia sei solo: il cuore dell’universo è molto lontano. La tua agonia ha creato la distanza. Quando sei in agonia – è umano e succede una volta tanto – resta consapevole. Se sei stato capace di rimanere vigilante quando la danza e i fiori si riversavano su di te, non sarà per nulla difficile essere consapevole quando qualcosa va storto. Puoi essere un testimone – distaccato, non identificato.

Questa è la via dello specchio. E questa è la via di coloro che hanno conosciuto la natura umana più profondamente delle cosiddette religioni e dei cosiddetti psicanalisti, dei cosiddetti saggi. Ma dipende da te. Se ti piace autotorturarti, allora ti conviene scegliere i momenti di infelicità per praticare la consapevolezza. Ma se sei intelligente e comprensivo, sceglierai la via più facile e più accessibile.”

LA CONSAPEVOLEZZA TI RENDERA’ LIBERO

“In ogni caso, qualsiasi cosa tu scelga, il risultato è lo stesso: la consapevolezza ti renderà libero dall’identificazione. Puoi provare entrambe; alcune persone si perdono quando sono felici. Forse è difficile per loro essere consapevoli quando sono felici. La mente dice: “Perché c’è bisogno della consapevolezza? In questo momento felice e beato, cosa c’entra la religione? Sei giovane e sei in buona salute e sei innamorato, che bisogno c’è di fare intervenire la chiesa proprio adesso?” Certo, quando diventerai vecchio, con un piede nella fossa, allora ti ricorderai di Dio – ma sarà troppo tardi, solo allora pregherai Dio – ma sarà troppo tardi.”

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