di Daniela Coin, Consulente per il Benessere Naturale Olistico

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Matteo 5,38-48

38 Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39 Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra, 40 e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. 41 E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. 42 Da’ a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te. 43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

PORGIGLI ANCHE L’ALTRA, AMA I TUOI NEMICI

Dio è per caso stupido? Gesù vuole per caso che noi passiamo per stupidi? Vuole persone deboli? Vuole creare esseri sottomessi che si fanno maltrattare ed usare dagli altri?

Cosa vuole dirci Gesù quando ci dice di porgere l’altra guancia a chi ci percuote?

Ci suggerisce di mostrare l’alternativa (l’altra guancia, l’altro lato). Se una persona ti percuote, non reagire. Se reagisci gli confermi che la realtà è fatta di violenza. Che fa bene ad essere violento. Che intorno a lui c’è solo violenza e motivo per rimanere nella paura, nella difesa e nell’attacco. Ma tu, dice Gesù, che sei qui e mi ascolti, tu che hai le capacità per fare qualcosa di nuovo, mostragli l’altro lato. Fagli vedere che non c’è da aver paura. Mostragli che la violenza non risolve i conflitti, non crea pace. Che lo sfogo crea solitudine, smarrimento. Che conferma la paura e la desolazione. Mostragli che si può fare diversamente. Non reagire, amalo. Ama i tuoi nemici, dice poco più in là. In effetti, che merito possiamo avere se amiamo solo chi ci ama, ci chiede Gesù. Ma non è forse questo che facciamo tutti i giorni? Non cerchiamo forse come mosche impazzite qualcuno che ci faccia stare meglio? Qualcuno da amare e degno di ricevere e di darci amore? Non ci affanniamo forse per questo, ogni santo momento? Non ci sentiamo forse insoddisfatti nel notare che non riusciamo ad amare e a farci amare come vorremmo? E allora non selezioniamo, dividendo tra buoni e cattivi, fra passibili di dare e ricevere amore e non? Non escludiamo, quindi, forse, i malvagi, tranciando di netto la possibilità di vedere il buono in loro e di mostrare loro che il mondo non è sempre indegno? E non ci priviamo forse anche della possibilità di scoprire che quella persona, così come tutti gli esseri viventi, ha tantissimo amore da dare ma ha molta paura e non sa come relazionarsi nel dare e ricevere affetto?

Perché invece accade che, nella ricerca dell’amore, ci sia sofferenza estrema? Non è che forse sbagliamo qualcosa?

Gesù ci dice “ama i tuoi nemici e prega per i tuoi persecutori” perché infatti amare solo chi ci dimostra affetto non è forse la realizzazione di una pretesa? Ma, mi chiedo, ci possono mai essere pretese laddove c’è amore? Allora forse quello che facciamo quando scegliamo chi merita il nostro amore e chi no, è un gesto poco amorevole perché contiene in sé l’affermazione che ci sia qualcuno di inamabile.

Ma Dio come la pensa al riguardo?

EGLI FA SORGERE IL SOLE SOPRA I BUONI E SOPRA I MALVAGI E FA PIOVERE SOPRA I GIUSTI E SOPRA GLI INGIUSTI

Sole e pioggia sono alla base della vita. Gesù ci dice che Dio non fa nessuna differenza: che tu sia buono o malvagio, giusto o ingiusto, Dio ti ama e ti dona la vita, ogni momento, ogni giorno. Buono o malvagio che tu sia, non c’è qualcosa che tu possa fare per far cessare l’amore di Dio.

Poi Dio prende qualcuno che comincia ad intravedere qualcosa fra quei gesti di benevolenza, che comincia a capire che Lui ci ama, qualcuno che inizia a farsi qualche domanda sul voler bene e sull’amare, e a questi dice “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli”, ovvero, amate incondizionatamente, solo questo è amore.

In effetti mi chiedevo, quale altra alternativa abbiamo?
Possiamo forse pretendere amore senza essere violenti oltre misura e in modo subdolo?
Una violenza è anche avere la convinzione che una persona debba comportarsi in un dato modo e creare implicitamente le condizioni affinché questa persona possa darci quello che ci aspettiamo.

In effetti non se ne esce. Quando si decide di adottare due pesi e due misure rispetto a chi è giusto e chi non lo è, allora decade la possibilità di amare veramente.

Dio non dice che siamo tutti bravi e buoni. Dice… amate i buoni e i malvagi, mostrategli l’amore. Mostrando loro l’amore, lo conoscerete anche voi, perché non c’è altra forma d’amore che non sia quella dell’amare indistintamente anche chi ci fa del male. Ma amare non significa rimanere a farci bistrattare. L’amore non ha a che fare col assecondare le turbe dei nostri aguzzini, quello non è affatto amore.

Amare spesso può voler dire mettere quella persona nelle condizioni di crescere. Di evolvere. E spesso, per crescere, è necessario che questa persona affronti anche situazioni che non gli piacciono, come ad esempio la solitudine. Però va precisata una cosa.

LASCIAGLI ANCHE IL MANTELLO, FANNE DUE CON LUI

Gesù dice “Se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, tu lasciagli anche il mantello” ovvero, non assecondare le follie di chi vuole legarti e coinvolgerti nel loro girone di rabbia, paura, costrizione, follia e possesso. Lasciagli anche il mantello, non attaccarti alle cose materiali. Mantieni la tua integrità, non c’è bisogno di lottare per vincere. A chi è saldo nell’animo, nulla manca. Però aggiunge anche “fanne con lui due”, ovvero… accompagnalo.

Questa rappresentazione di un essere che viene costretto a camminare insieme al suo persecutore e che, per scelta, lo accompagna poi lungo il percorso anche quando non è più costretto, è un’immagine bellissima oltre misura.
Gesù vuol dirci che amare significa anche vegliare su chi ci viene affidato. Accompagnarlo (non necessariamente fisicamente) nel suo percorso. Assicurarsi che continui lungo la via.

Non è forse disperata e bisognosa di comprensione una persona che deve costringere qualcuno a camminare insieme a lui? Gesù ci dice di amarlo e di vegliare su di lui, di averne misericordia. Di avere pietà e compassione. Ci invita ad aiutarlo, ad accompagnarlo e a fargli vedere che è degno di essere accompagnato ed amato, anche e soprattutto senza che lo debba pretendere.

Dio non ci vuole stupidi e deboli, ci vuole compassionevoli.

Solo attraverso la compassione, e la comprensione che tutti gli esseri sanno amare e possono amare e che la paura e la diffidenza e la separazione non fanno altro che aumentare la solitudine, riusciremo a scorgere il bello in ogni essere vivente e quindi ad amarlo e, quindi, ad aiutarlo e ad aiutarci. A salvarci, salvando.

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