di Daniela CoinConsulente per il Benessere Naturale Olistico

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Leggevo un articolo sulle multe che ormai imperversano in ogni dove. E facevo il parallelo fra Mestre e Roma. A Mestre da un paio di mesi hanno messo in vigore i velocar: ti multano se passi col rosso ai semafori ma anche se ti fermi appena dopo la linea dello stop al semaforo. A Roma invece mettono i semafori dall’altra parte dell’incrocio, così tutti quelli che sono fermi oltre la linea dello stop, possono vedere quando viene verde. Lo sottolineo per far notare che dovrebbe essere la realtà che si adatta alle nostre esigenze e non noi che ci facciamo sottomettere come animali sulla via per il macello.

L’UTILITA’ DELLE PUNIZIONI

A parte il fatto che tutti sanno che le multe le danno per altri motivi che nulla hanno a che vedere con la sicurezza del cittadino, vorrei sollevare la questione sull’utilità delle punizioni, e quindi delle repressioni, come metodi correttivi.

La punizione infatti, sembra evidente, non può mai risolvere il problema per il semplice fatto che parte da un assunto errato: si crede che la persona sia sbagliata e che, punendola, la prossima volta ci penserà due volte prima di rifare lo stesso errore. Il che magari è anche vero in qualche caso, ma una persona che vuol fare del male troverà comunque il modo di sfogare la sua energia negativa, e probabilmente con maggior foga dell’idea che gli è stata precedentemente repressa. Questa energia può liberarsi verso fuori (facendo nuovamente del male) o verso l’interno (facendo del male a se stesso, sempre sotto forma di qualche malattia).

STESSA SOFFERENZA, DIVERSE CONDIZIONI

Soffriamo tutti allo stesso modo. E’ che poi ognuno cresce in un ambiente diverso e prova tecniche diverse per porre fine alla disperazione. Non tutti, infatti, diventano padri di famiglia che picchiano mogli e figli. Non tutti diventano assassini e palesi mostri sanguinari o sadici.

Noi tendenzialmente siamo abituati a riconoscere la violenza in un pugno, in uno stupro, in un omicidio. Pochi conoscono quel tipo di violenza più pericoloso e sottile, che è di quel tipo che va ad agire sulla mente. Ricatti, pressioni, circuizioni.

Una madre che cresce un figlio trattandolo come uno stupido, convincendolo di essere un inetto, e rovinandogli così la vita, condannandolo ad essere lo sfigato della classe e quello che a 30 anni forse ancora non avrà mai assaporato una ragazza. Un padre che non accarezza i propri figli e li cresce abituandoli a temere le punizioni, creando così individui sottomessi che passeranno la vita a farsi sottomettere in ogni ambito, sia lavorativo che sentimentale. Una donna che riesce a manipolare un fidanzato attraverso i sensi di colpa e i ricatti, provando a creare nell’altro un motivo per sentirsi in debito, e il conseguente diritto di chi instilla colpe di richiedere un compenso, che spesso può essere anche solo il piacere di mantenere l’altro sotto scacco.

Sia nel primo e più evidente caso, sia nel secondo caso, più sottile ed infimo, la reazione che tutti hanno di fronte ai soprusi è quella di reagire con rabbia ed altrettanta violenza. L’ancestrale spirito di sopravvivenza di matrice animale e la mente che relega la propria esistenza alla sopravvivenza del corpo fisico, tendono a difendere coi denti questo ammasso di carne che ci porta in giro per il mondo.

Curare il proprio corpo è importante, crede che il nostro corpo siamo noi è un concetto primitivo che sta alla base di tutti i conflitti. Immaginiamo per un secondo, ad esempio, che avessimo la garanzia che il nostro corpo è intercambiabile e che noi, come essenza, non siamo legati all’esistenza del corpo fisico. Gestiremmo ancora ogni cosa come la gestiamo in questo momento? Un pazzo che minaccia di ucciderci ci causerebbe paura? E che motivo avrebbe mai questo pazzo di ammazzare qualcuno? Dove starebbe il pericolo se non esistesse la paura della morte?

NON CI SONO NEMICI

Ma noi, che siamo immortali, non lo sappiamo. Non lo possiamo sentire. Manteniamo lo stesso istinto animale di sopravvivenza e continuiamo ad attaccare tutti quelli che minano la nostra sopravvivenza. Se siamo cresciuti in un ambiente abbastanza normale, teoricamente non arriveremo ad aggredire fisicamente chi, secondo il nostro giudizio, è nell’errore. Ci limiteremo magari ad offendere e a sparlare.

Ma, ad esempio, dire ad una persona che è una stupida, che ha sbagliato, che si deve vergognare e che è un mostro che merita di finire all’inferno, non la aiuta. Quando qualcuno fa qualcosa di male, offenderlo e punirlo, non risolve il suo dramma e non fa altro che creare paura in lui ed in tutte quelle persone che vivono il suo stesso dramma. Il risultato logico e matematico è che le persone faranno tutto di nascosto per paura. Sentendosi sbagliate cercheranno inoltre di coinvolgere quante più persone nel loro dramma, cercando così di sentirsi giusti.
Prendi questo paradigma ed amplificalo in tutto il mondo ed in tutte le galassie ed ottieni morte e sofferenza.

Prendi invece una persona che soffre ed amala e farai la sola cosa che può fermare la distruzione e la solitudine e sofferenza che senti dentro da tutta una vita.

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