di Alessandro Baccaglini

note: “NON GIUDICATE PER NON ESSERE GIUDICATI parte III” entrerà a far parte di una raccolta di scritti sui Vangeli come via per il lavoro su di sé. Per rimanere informati, iscrivetevi alla newsletter (banner a lato).

Worlds-without-end-by-Greg-Olsen

Foto: “Worlds without end” by Greg Olsen

“Ciò che invece esce dalla bocca proviene dal cuore: questo contamina l’uomo. Dal cuore infatti provengono pensieri malvagi…”
-Mt 15, 18-19

È ciò che avviene nel nostro cuore a definire la nostra realtà. Le parole che pronunciamo o che pensiamo, ci “contaminano” quando sono associate a delle emozioni negative che originano dal cuore. L’ emozione che proviamo in questo istante definisce la nostra percezione del mondo, e questo sarà il nostro “salario”.

Quando Gesù ci invita a non giudicare non vuole tanto dire che non possiamo descrivere negativamente qualcosa, quanto che la nostra percezione emotiva della realtà non deve lasciarsi determinare, sia in senso positivo che negativo, dalle parole. D’altronde anche delle affermazioni “positive” costituiscono un giudizio se nascono da un cuore che alberga una frattura:

“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” -Mt 15, 8

Le nostre parole non possono che descrivere una realtà multiforme: potremmo descrivere qualcosa in termini positivi o negativi. Potremmo dire “sì” oppure “no”. Il linguaggio definisce per sua natura dei significati di tipo duale e Gesù non ci sta dicendo di smettere di esprimerci per mezzo del linguaggio. È il nostro cuore a non dover essere “contaminato” dall’ apparente dualità dei significati linguistici. È la divisione che alberghiamo nel cuore a “dividere” la nostra percezione del mondo, allontanandoci da Dio, ovvero dal sentimento dell’ unità che fiorisce nell’ Agàpe: da questa stessa divisione saremo infatti divisi, fratturati nell’integrità del nostro essere.

Se un cuore al contrario è “puro” , ovvero integro, allora non vi è giudizio. Possiamo affermare che qualcosa ci piace ma restando aperti nell’ accoglienza anche di ciò che potrebbe essere altrimenti. Possiamo dire che qualcosa non ci piace, pur senza albergare fastidio o disprezzo nel nostro cuore, ma comprendendo e amando anche quella manifestazione dell’ essere. È sempre possibile e persino necessario discernere tra ciò che si offre alla nostra esperienza. L’ Amore Perfetto non è un ottundimento sensoriale che vota a una apatica indifferenza: le differenze tra i colori e i sapori dell’ esistenza sono al contrario viste con intensità ancora maggiore. Tuttavia esse sono accolte a motivo di gioia, e amate incondizionatamente come manifestazioni di un’ unica Vita.

In diversi passi del Vangelo Gesù si esprime molto duramente:

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che siete come sepolcri imbiancati: all’ esterno appaiono belli a vedersi, dentro invece sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine.” (Mt 23, 27)

Il Maestro stava forse giudicando?
E ancora:

“Serpenti, razza di vipere, come sfuggirete al castigo della Geenna? ”
(Mt 23, 33)

Gesù stava palesemente contraddicendo il suo stesso insegnamento? Oppure la capacità di amare del nostro cuore non ha nulla a che vedere con l’ uso di uno stucchevole linguaggio buonista?

Certo, è prima necessario imparare ad amare. Attualmente il nostro cuore alberga ancora la trave della divisione e ciò che pensiamo e diciamo risente senza sosta di questa ferita interiore, impedendoci un lavoro di integrazione emotiva nei seguenti modi:
-esternazione: nel caso dei giudizi proferiti verbalmente, abbiamo una costante dispersione di energia all’ esterno.
-monologo interiore incontrollato: i giudizi solamente pensati danno vita a un discorso interiore che produce associazioni e immagini mentali caotiche e difficilmente arrestabili. Abbiamo una grave dispersione di energia. Inoltre si produce un’attività mentale eccessiva che ci trascina via dalla percezione del momento presente e dei nostri stati interiori.
-Proiezione: i giudizi tendono a proiettare i nostri stati emotivi all’ esterno, creando veri e propri costrutti “narrativi” che attribuiscono a terzi la responsabilità di quanto stiamo provando. Essi ci irretiscono dunque in una percezione distorta della realtà che contrappone “io interno ” a “mondo esterno”.
-Emozioni negative: i giudizi sorgono da emozioni duali, dovute alla durezza di cuore. Essi tuttavia, rievocando senza sosta le emozioni negative da cui originano, rinsaldano sempre più la nostra frattura interiore.

COME LAVORARE SUL GIUDIZIO?

Per quanto riguarda i giudizi “esteriori”, possiamo sforzarci volontariamente di astenerci da affermazioni offensive o lamentele gratuite:

“Chi dice al suo fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio. Chi dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.” -Mt 5, 22

La pratica essenziale e risolutiva per i giudizi anche solo pensati, rimane tuttavia quella della Veglia. Portando l’ attenzione a noi stessi e al corpo sottraiamo energia al processo involontario del giudizio per mezzo di una pratica volontaria. È invece inutile fare la guerra al giudizio, pretendendo di reprimerlo. Essere testimoni consapevoli di ciò che diciamo e pensiamo è l’ unico lavoro efficace e necessario. Chi veglia sapendo che un ladro (l’inconsapevolezza) potrebbe derubarlo di ogni bene da un momento all’ altro (Mc 13, 33), non ha tempo per indugiare in… “sentenze” mentali.