di Daniela Coin, consulente relazionale www.verouomo.it

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Si parte sempre da qui: c’è un problema, c’è un malessere, una sofferenza e un dolore. Allora cosa accade? Si cerca una soluzione. Il FARE!

Siccome l’errore viene riconosciuto nell’evento materiale, si prova a cambiare quello. Si va ad agire sul sintomo e non sulla causa. Di esempi potrei farne a centinaia ma prendiamone solo un paio:

Ho una malattia e provo dolore. Provare dolore mi accentua la sofferenza interiore. Ricerco la causa della sofferenza: mal di denti. Il mal di denti è il colpevole e la causa della mia sofferenza. Allora vado dal dentista e provo a curare il mio problema. Risolvo il mal di denti e l’emergenza rientra. Il dolore cessa, ma la sofferenza? La sofferenza è sempre lì. Meno evidente, perché senza mal di denti posso giocare ad essere felice e quindi riesco a non sentire il malessere. Ma il disagio rimane, e quel dolore che necessita di essere manifestato, rinasce sotto nuova forma. Tendenzialmente sempre più evidente, il necessario per non essere ignorata.

Nel mondo è pieno di gente definita comunemente “cattiva”. C’è chi violenta i bambini, chi uccide i genitori. C’è chi ammazza gli animali e li tortura. Chi fa la guerra. Così tutti pensano: “Quelle persone compiono delle gesta orrende e vanno fermate!”… Allora via ai comitati, ai controlli, all’esercito. Avanti di proibizioni, minacce, catture e condanne. “E’ sbagliato fare questo!” dicono “Smettete di farlo se no verrete puniti!” e allora il pedofilo smette di stuprare per paura, il macellaio di ammazzare gli animali e lo scienziato di torturarli. Il soldato smette di ammazzare la gente. Ma sono guariti dal loro dolore interiore che li spingeva a commettere violenze? Affatto! Quel dolore verrà esternato in altro modo. Contro sé stessi, attraverso malattie, o contro famigliari ed amici, attraverso scatti d’ira e mancanze d’amore.

Rieducare secondo etica un essere vivente non risolve il suo problema interiore che causa la sua sofferenza. Se le sue paure non si dissolvono nell’amore, se la sua angoscia non trova pace in una situazione di sicurezza, il suo disagio diventerà sempre più forte e dovrà sfogarsi in qualche altro modo.

tauromachiaL’inutilità delle proteste

Protestare, firmare, scendere in piazza, risolve davvero qualcosa? Voi direte che, quando ci sono dei risultati, allora la protesta è stata utile.

Far cessare la corrida in Spagna sanerebbe il dolore interiore che provano le persone che al momento amano assistere a spettacoli sanguinosi? Non è che quelle persone comincerebbero a sfogare il loro desiderio di sangue, che nasce da un disagio interiore molto forte, in qualche altro modo?

Proibire, vietare, reprimere non sono soluzioni

Essendo la sofferenza interiore la causa dell’esternazione della rabbia, non può accadere che cambiando l’esternazione cessi anche il dolore interiore. Quello ha comunque bisogno di essere guarito affinché le gesta “crudeli” cessino. Fermando invece le manifestazioni esteriori (spari, torture, ingiustizie varie e spargimenti di sangue) la rabbia e la sofferenza interiore finiranno per essere esternate in altro modo. Magari meno evidente ma lo stesso male continuerà a fuoriuscire.

Il pianeta viene sempre più inquinato, disboscato, depredato di ogni sua risorsa. Le persone vengono sempre più ridotte alla stregua di automi, senza individualità, senza amore. Sono solo esseri che consumano e producono e vengono ripagati con serie tv da seguire mentre mangiano schifezze e si ammalano. Le guerre che un tempo venivano combattute con i fucili, adesso si estendono su scala mondiale attraverso armi chimiche, esperimenti attuati a nostra insaputa, malattie create in laboratorio, metalli pesanti e migliaia di farmaci che non riescono a curare. Gli animali sono ormai ridotti in schiavitù, a partire dai cani e dai gatti rinchiusi in appartamento, per finire con gli allevamenti intensivi che sfornano prodotti utili al commercio.

Magari la gente non si prende più a mazzate sulla testa, ma alla fine possiamo realmente dire che la violenza che c’era un tempo non sia presente anche al giorno d’oggi? Magari cambia la forma, forse le manifestazioni sono meno evidenti rispetto al Medioevo, ma possiamo realmente dire che al giorno d’oggi le persone siano “più buone”?

“La nostra bontà non è che la nostra cattiveria che dorme.”

Jules Renard,  scrittore e aforista francese (Châlons-du-Maine, 1864 – Parigi, 1910)

A cosa sono servite le proteste?

Centinaia di anni di proteste per cambiare le cose col “fare” e il risultato qual è?
Il genere umano sta precipitando. Se pochi “eletti newagisti” riescono a ricreare uno stato di benessere esteriore e a convincersi che anche al loro interno siano tutte rose e fiori, non significa che il mondo stia migliorando. Tutto questo amore diffuso è, per lo più, una sovrastruttura destinata a crollare.

Non serve a niente, assolutamente a niente, combattere le manifestazioni esteriori. E’ una lotta senza fine perché è ciò che causa la manifestazione esteriore che va sanato.

Con questo non intendo dire che non si debba anche adoperarsi nella materia per cambiare le cose. Intendo solo comunicare che non esiste soluzione nella frivola azione del “fare” isolata dalla consapevolezza interiore e da un mutamento sincero e profondo del proprio essere.

Se ho una faccia piena di brufoli non ha senso che mi metta a schiacciarli, deturpandomi il viso e lasciandolo pieno di cicatrici. Ha senso che sistemi la mia alimentazione e il mio intestino affinché l’infiammazione rientri e la pelle torni ad essere sana.

Allo stesso modo, lottare esternamente per cambiare le cose non ha nessun senso e non porterà mai ad una soluzione reale e duratura. Ciò che ha senso fare è osservare sé stessi e comprendere le cause dei propri disagi interiori. Curare al nostro interno per produrre una manifestazione esteriore degna di ciò che siamo.

Mettetela così: quando dovete capire se un gesto è corretto o meno, moltiplicatelo all’infinito e chiedetevi: ma se tutti facessero così?

matrixSe tutti “i buoni” combattessero contro “quelli che sbagliano” (sempre secondo loro!) che mondo avremmo? Un mondo di persone che si scontrano provando ad obbligare qualcun altro a fare quello che secondo loro è giusto. Un mondo di conflitto, quindi.
Se tutti, “buoni” e “cattivi”, pensassero a guardare sé stessi, a comprendere le cause del loro disagio interiore, a cercare di risolverle e sentirsi meglio, di amare sé stessi e gli altri, senza giudicarli e senza cercare di convincerli a fare diversamente, ad essere come vogliono loro… se tutti, tutti, applicassero questo sistema, in che mondo vivremmo?

Io dico che sarebbe un mondo davvero degno di essere vissuto. Ma forse è solo una mia opinione.

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