di Daniela Coin

Che cos'è l'Amore?

Ho raccolto in questo post gli estratti dai vari discorsi di Jiddu Krisnamurti pubblicati in “Andare incontro alla Vita” che propongono riflessioni sull’amore, il sentimento e sul pensiero che crea ciò in cui scegliamo di credere. Ho cercato i pezzi più importanti e non è stato facile fare economia, ogni frase era interessantissima e il post è risultato parecchio lungo ma mi garantisco che ne vale la pena davvero.

Al termine dell’articolo è stato inserito un breve video di Krishnamurti che parla alla folla, video molto interessante dal titolo “Che cos’è l’Amore?”.

Vi consiglio di leggere con attenzione questi estratti, sono molto utili per comprendere quante idee e concezioni errate abbiamo e come mai, nella ricerca dell’amore, non troviamo mai soddisfazione e continuiamo a sentire quel vuoto, anche se otteniamo quello che credevamo di desiderare e che ci avrebbe colmato quel senso di vuoto e di abbandono.

CHE COS’E’ L’AMORE? di Jiddu Krishnamurti

Noi ignoriamo che cosa sia l’amore. Ne conosciamo i sintomi, il piacere, il dolore, la paura, l’ansia, e così via. Cerchiamo di risolvere i sintomi, e questo si trasforma in un brancolare nel buio. Lo facciamo notte e giorno; poi tutto finisce con la morte. […] Mentre ero in piedi sulla riva e contemplavo la bellezza dell’acqua, tutti i problemi e le istituzioni umane, quel modo degli uomini di vivere in rapporto tra loro, che è la società, tutto trovava la sua giusta collocazione se, in silenzio, si riusciva a penetrare in questa cosa chiamata amore. […] Ogni volta che descriviamo qualcosa nascono problemi, che noi cerchiamo di risolvere senza quel tipo di amore, e così i problemi si moltiplicano e si ingigantiscono. Non esiste un modo per avvicinarsi all’amore o per afferrarlo, ma a volte, se vi fermerete sul ciglio di una strada o presso un lago a guardare un fiore, un albero, o un contadino che lavora la terra, e se rimarrete in silenzio, senza fantasticare, senza lasciarvi andare a sogni a occhi aperti, senza sentirvi annoiati, se rimarrete in compagnia del silenzio in tutta la sua intensità, forse sarà lui a venire da voi. Quando viene non cercate di trattenerlo, non custoditelo come un’esperienza. Una volta che vi avrà toccato non sarete più gli stessi. Lasciate che ad agire sia lui, non il vostro desiderio, la vostra rabbia o la vostra giusta indignazione sociale. L’amore è veramente selvaggio, non addomesticato, e la sua bellezza è tutt’altro che rispettabile. […] Rimanete soli, di tanto in tanto, e se siete fortunati l’amore verrà a voi su una foglia che cade, o dalle distanze di un albero solitario in mezzo a un campo vuoto.” (Dal Bulletin 1, 1968 ) -Andare incontro alla Vita-

Morire è amare. La bellezza dell’amore non sta nei ricordi del passato o nelle immagini del domani. L’amore non ha passato e non ha futuro; passato e futuro appartengono alla memoria, e la memoria non è amore. L’amore con le sue passioni è semplicemente oltre la portata della società che siete voi. Morite, e ci sarà amore. […] Non c’è modo di uscirne, a meno di non morire ogni giorno a ogni ieri. Soltanto la mente chiara può essere appassionata. Senza passione non potrete mai vedere la brezza tra le foglie o il riflesso del sole sull’acqua. Senza passione non esiste amore. Vedere è fare. L’intervallo tra vedere e fare è spreco di energia. L’amore può esistere solo quando il pensiero è immobile. Questa immobilità non può essere creata in alcun modo dal pensiero. Il pensiero può soltanto costruire immagini, formule, idee, ma questa immobilità non può mai essere neanche sfiorata dal pensiero. Il pensiero è sempre vecchio, l’amore no. […] Il desiderio e il piacere sfociano nel dolore; l’amore non conosce il dolore. È il pensiero che conosce il dolore, il pensiero che dà continuità al piacere. Il pensiero nutre il piacere, rafforzandolo. Il pensiero cerca senza posa il piacere, e così facendo apre la strada al dolore. La virtù coltivata dal pensiero è la via del piacere, dove c’è sforzo e conquista. La bontà non fiorisce sul terreno del pensiero, ma nella libertà dal dolore. La fine del dolore è amore.” ( Dal Bulletin 4, 1969 )

Voi non potete coltivare l’amore, così come non potete coltivare l’ordine. Non si può addestrare un essere umano all’amore. Da questo addestramento emerge l’aggressività; e la paura. Allora che cosa bisogna fare? Voi tutti vedete quel che accade; vedete il male infinito che l’uomo infligge all’uomo. Ma non vedete quanto straordinariamente positivo sia il ripudio; il ripudio del falso è verità. Non che il ripudio debba essere sostituito dalla verità: l’atto stesso del ripudio è verità. Vedere è fare, e non dovete fare niente altro.”  (Dal Bulletin 10, 1974)

L’immaginazione e il romanticismo negano l’amore, perché l’amore è eterno in se stesso. […] La mente non può costruire quella cosa chiamata eternità, così come non può coltivare l’amore. Né l’eternità può essere scoperta da una mente che la cerca. E la mente che non la cerca è una mente sprecata. La mente è un corso d’acqua molto profondo al centro e molto basso alla periferia, come il fiume le cui acque sono turbolente al centro e tranquille a riva. Ma la corrente profonda ha dietro di sé il volume della memoria, e questa memoria è la continuità che attraversa la città, che si insudicia e che poi diventa di nuovo pulita. Il volume della memoria fornisce la forza, la pulsione, l’aggressività e l’affinamento. È questa memoria profonda che sa di essere cenere del passato, ed è questa memoria che deve finire. Non esiste un metodo per farla finire, non esiste una moneta con cui comprare una nuova condizione. Vedere tutto ciò è mettervi fine. Solo quando questa cosa ingombrante ha fine c’è un nuovo inizio. La parola non è il reale; la misura della parola è la negazione del reale. (Dal Bulletin 12, 1972)

“Potete essere artisti, politici, uomini d’affari o gente qualsiasi che porta avanti il suo modesto lavoro; potete essere casalinghe o impiegate; ma chiunque voi siate, se esiste un qualsiasi tipo di interesse personale nel vostro rapporto con un altro, nella posizione che occupate, nella fede o nell’ideologia che coltivate, allora inevitabilmente avete una mente limitata, piccola e gretta. Potete anche essere capaci nel lavoro, generosi nell’aiutare gli altri oppure, come si dice, felicemente sposati; potete parlare d’amore, potete amare vostra moglie, i vostri figli e i vostri amici; ma se in voi esiste anche minimamente questo interesse personale distruttivo, è presente il marchio della mediocrità che attribuisce così grande importanza alla proprietà, alla posizione, al denaro e al potere. Questa piccola mente meschina non può oltrepassare il muro, le barriere che l’uomo ha costruito intorno a sé.” (Dal Bulletin 14, 1972)

Meditazione e amore. “Il punto centrale della meditazione non è seguire la via tracciata dal pensiero che conduce verso ciò che esso considera la verità, l’illuminazione o la realtà. Non esiste alcuna via che porti alla verità. Qualsiasi via si segua, porta a ciò che il pensiero ha già formulato e che, per piacevole e soddisfacente che sia, non è la verità. È un errore pensare che un sistema di meditazione, la pratica costante di quel sistema nella vita quotidiana, possa portare chiarezza o comprensione. La meditazione sta al di là di tutto questo e, come l’amore, non può essere coltivata dal pensiero. Fino a quando il pensatore vivrà per meditare, la meditazione sarà semplicemente parte di quell’autoisolamento che è il comportamento abituale della sua vita quotidiana. L’amore è meditazione. L’amore non è un ricordo, non è un’immagine che il pensiero conserva come piacere, né l’immagine romantica costruita dalla sensualità; è qualcosa che sta al di là di tutti i sensi e al di là delle pressioni economiche e sociali della vita. La realizzazione immediata di questo amore, che non ha radici nell’ieri, è meditazione; perché l’amore è verità, e la meditazione è la scoperta della bellezza di questa verità. Il pensiero non potrà mai scoprirlo; non potrà mai dire: «Ho scoperto», oppure «Ho capito l’amore celeste».” (Dal Bullettin 29, 1976)

“L’amore non è abitudine, mentre il piacere lo è. Quindi l’atto del vedere è l’unica cosa naturale; vedere l’eredità naturale dell’animale che è in noi, che è violento, aggressivo e competitivo. Se comprenderete quest’unica cosa, che è in verità di primaria importanza – l’atto del vedere – allora non esisterà accumulazione del tipo me e mio, allora non accadrà che si formino le abitudini, con tutta la routine e la noia che ciò comporta. Vedere le cose come sono è amore.” (Dal Bulletin 36, 1979)

L’amore non è il pensiero con i suoi ricordi e le sue immagini. Il pensiero sostiene e nutre la coscienza. Il contenuto della coscienza è il movimento infinito del pensiero, i desideri, i conflitti, le paure, la rincorsa ai piaceri, il dolore, la solitudine, la tristezza. L’amore, la compassione con la sua intelligenza incorruttibile, è oltre questa coscienza limitata. L’amore non può essere distinto in superiore o inferiore, perché l’alto e il basso sono ancora coscienza, che è sempre rumorosa, sempre chiacchierona. La coscienza è tutto il tempo, tutta la misura, tutto lospazio, perché nasce dal pensiero. Il pensiero non può mai e per nessuna ragione essere intero; può speculare su ciò che è intero e indulgere a parlarne e a farne esperienza, ma il pensiero non potrà mai percepirne la bellezza e l’immensità. Il pensiero infatti è il figlio sterile dell’esperienza e del sapere, e non potrà mai essere completo, intero. Per questo sarà sempre limitato, frammentato. Il pensiero cerca invano di risolvere i problemi che ha creato all’uomo, e così facendo li perpetua a non finire. Soltanto quando il pensiero si renderà conto della propria totale incapacità psicologica a risolvere i problemi e i conflitti da lui stesso creati, la percezione e l’intuizione profonda potranno mettervi fine.” (Dal Bulletin 56, 1989)

“Vivere non è diverso dall’apprendere, e in ciò vi è una grande bellezza. Perché in definitiva, l’amore è questo. L’amore è compassione, passione, passione per ogni cosa. Quando c’è amore non c’è osservatore, non c’è dualità: il tu che ami me e l’io che amo te. C’è soltanto l’amore, capace di amare una come mille persone; c’è soltanto l’amore. Quando c’è amore, qualsiasi cosa facciate non potrete commettere errori. Ma senza amore, noi cerchiamo di fare qualsiasi cosa – la conquista della luna, le meravigliose scoperte scientifiche – e quindi tutto si stravolge. L’amore può nascere soltanto quando non c’è più l’osservatore. Ciò significa che quando la mente non è divisa in se stessa fra chi osserva e la cosa osservata, soltanto allora esiste questa qualità dell’amore. Quando possedete questo, possedete la cosa suprema.” (Dal Bulletin 35, 1978)

Domanda: Mi sono innamorato, ma so che questo rapporto non ha futuro. È una situazione di cui ho fatto esperienza molte volte prima d’ora e non voglio rimanere coinvolto di nuovo in tutta quella disperazione e quel caos. Eppure sono disperatamente infelice senza questa persona. Come posso uscire da questo stato? Krishnamurti: La solitudine, la tristezza, la disperazione che lei prova senza la persona che ama esistevano prima che lei si innamorasse. Quel che lei chiama amore è semplicemente uno stimolo, la copertura temporanea del suo vuoto. Lei è sfuggito alla solitudine attraverso una persona, ha usato questa persona per coprirla.. Il suo problema non è questo rapporto, ma piuttosto il problema del suo vuoto personale. Fuggire è molto pericoloso perché, come certe droghe, la fuga nasconde il problema reale. Lei cerca continuamente l’amore per riempirsi dal di fuori, perché non ha amore dentro di sé. Questa mancanza d’amore è la sua solitudine e quando lei ne vedrà la verità non cercherà mai più di riempire la solitudine dall’esterno con cose e persone. C’è una differenza tra il capire la futilità di questa fuga e il decidere di non lasciarsi coinvolgere in questo tipo di rapporto. Una decisione non serve perché rafforza la cosa contro cui lei decide. Comprendere è del tutto diverso. La decisione è repressione, violenza, conflitto, ma vedere che questa solitudine, questo vuoto dentro di lei esistono e che qualsiasi iniziativa da parte dell’osservatore per cambiarli non fa che rafforzarli, questa è comprensione. Anche chiamarla solitudine è un’azione dell’osservatore per liberarsene. Questa azione non cambia niente, rafforza semplicemente la solitudine; ma l’inazione completa rispetto alla solitudine, quella è cambiamento. È andare al di là del sentimento e del pensiero, eluderli. Qualunque cosa accada dentro di lei – rabbia, depressione, gelosia, o qualsiasi altro conflitto – lo lasci cadere all’istante. Vi metta fine.

Domanda: È possibile per un uomo e una donna vivere insieme, avere rapporti sessuali e avere figli, senza tutta l’angoscia, l’amarezza e il conflitto insiti in questo tipo di rapporto? È possibile essere entrambi liberi? Per libertà non intendo che il marito o la moglie debbano tradirsi. Le persone in genere si mettono insieme e si sposano perché si innamorano e in questo c’è desiderio, scelta, piacere, possessività e pulsione fortissima. Fin dall’inizio la natura di questo innamoramento trabocca dei semi del conflitto. Krishnamurti: Davvero? È necessario che sia così? Io lo contesto energicamente. È possibile che lei non possa innamorarsi senza avere un rapporto possessivo? Io amo una donna, quella donna ama me e ci sposiamo: è una cosa perfettamente immediata e semplice, in questo non esiste il minimo conflitto. (Quando dico che ci sposiamo potrei dire indifferentemente che decidiamo di vivere insieme: non facciamoci schiavi delle parole). Non è forse possibile avere una cosa senza l’altra, senza che la conclusione sia necessariamente quella? Porse che due persone non possono innamorarsi ed essere entrambe così intelligenti e sensibili da far sì che tra loro ci sia libertà e non si crei un punto nodale che fa nascere il conflitto? Il conflitto non è implicito nel sentimento dell’innamoramento. L’innamoramento è per antonomasia un sentimento senza conflitto. Nell’innamoramento non c’è spreco di energia. Lo spreco di energia sta nelle conseguenze, in tutto quel che segue: gelosia, possessività, sospetto, dubbio, paura di perdere quell’amore, costante richiesta di rassicurazione e di sicurezza. Certamente deve essere possibile vivere un rapporto sessuale con qualcuno che si ama senza l’incubo che normalmente ne consegue. Certo che è possibile.” (Dal Bulletin 3, 1969)

Sull’ Amore
Intervistatore: Perché noi tutti vogliamo così disperatamente essere amati?

Krishnamurti: Perché siamo disperatamente vuoti e soli.

Intervistatore: Ma lei dice che amare è più importante che essere amati.

Krishnamurti: Certo, è naturale. Significa che è necessario comprendere questo vuoto, questa solitudine personale. Una mente occupata e preoccupata delle proprie ambizioni, delle proprie brame, paure, sensi di colpa, sofferenza, non è capace di amare. Una mente divisa in se stessa, che vive per frammenti, ovviamente non può amare. La scissione implica dolore; è la radice che sta alla base del dolore: la divisione fra te e me, noie loro, nero, bianco, marrone e così via. Quindi, ovunque esista scissione e frammentazione non può esserci amore, perché la bontà è uno stato di non divisione. Il mondo in sé è indivisibile.

Intervistatore: Lei dice infatti che l’amore può nascere soltanto quando c’è un totale abbandono di sé. Ma come è possibile realizzare questo abbandono?

Krishnamurti: L’abbandono totale può avvenire soltanto con la comprensione di sé. La conoscenza di sé è l’inizio della saggezza, e pertanto saggezza e amore vanno di pari passo. Ciò significa che c’è amore soltanto quando io ho veramente compreso me stesso e quindi so che in me non esiste la minima frammentazione, non esiste alcun senso di rabbia, di ambizione, di brama, nessun atto che crea frammentazione.

Intervistatore: Ma, vede, noi dobbiamo pur sempre vivere nella società, e una società piuttosto malata in questo senso, e questo ci ostacola: noi non siamo veramente liberi di essere noi stessi in parte proprio a causa della società.

Krishnamurti: Ma, vede, noi siamo la società. Siamo noi che abbiamo costruito la società, la società siamo noi, il mondo siamo noi. Non è che il mondo sia qualcosa di diverso da me. Io sono il risultato del mondo, della società, della cultura, della religione, dell’ambiente in cui ho vissuto.

Intervistatore: Ma lei ha detto che quello che ci distrugge è lo sforzo, che la vita è una serie di battaglie e che l’uomo felice è soltanto colui che non diventa schiavo di questo sforzo. Ma è possibile svolgere qualsiasi attività nel mondo senza doversi impegnare in un duro sforzo?

Krishnamurti: Sì; perché no? Ma che cos’è lo sforzo? È una contraddizione di energie, non è vero? Un’energia che si contrappone a un’altra energia.

Intervistatore: Non potrebbe essere una pulsione costante in un’unica direzione?

Krishnamurti: Se esiste una pulsione unica, un unico scopo da perseguire, dove è la contraddizione? In questo caso non c’è spreco di energie, non c’è conflitto. Se io vado a fare una passeggiata, vado a fare una passeggiata. Ma se voglio andare a fare una passeggiata, e invece devo fare qualche altra cosa, allora sorge la contraddizione, quindi il conflitto, e quindi lo sforzo. È per questo che per comprendere lo sforzo dobbiamo scoprire quanto siamo contraddittori. (Dal Bulletin 9, 1970-1971)

“In tutto il mondo la parola amore viene pesantemente caricata ed è stata associata al piacere, all’ansia, alla gelosia, all’attaccamento. Non è forse corruzione tutto questo? E anche l’attaccamento, non è corruzione? Quando siamo attaccati a un ideale, a una casa, a una persona, le conseguenze sono ovvie: gelosia, ansia, possessività; tutto questo e altro ancora. Quando indagate sull’attaccamento, non scoprite che è corruzione? […] La società in cui viviamo è basata essenzialmente sul rapporto reciproco. Se in questo rapporto non c’è amore, ma soltanto reciproco sfruttamento, reciproca convenienza, ciò provocherà inevitabilmente, in modi diversi, corruzione. Allora che cosa intende fare, lei, al riguardo? Il nostro è un mondo meraviglioso – la bellezza del mondo, la bellezza della terra, la straordinaria qualità di un albero – e noi stiamo distruggendo la terra così come stiamo distruggendo noi stessi. Allora, come intende agire lei, in quanto essere umano che vive in questo mondo? Provvederemo, ciascuno di noi, a far in modo di non essere corrotti? Se il rapporto che abbiamo gli uni con gli altri è distruttivo, se è una battaglia costante, se è lotta, dolore, disperazione, inevitabilmente creeremo un ambiente che esprimerà quel che noi siamo. Allora, che cosa intendiamo fare in proposito, che cosa intende fare, ciascuno di noi? Questa corruzione, questa mancanza di integrità, è un’astrazione, un’idea, oppure è una realtà che intendiamo cambiare? Sta a voi farlo. […] Se poi approfondite il problema, vi sarà chiaro che il pensiero nega l’amore. Noi dobbiamo quindi scoprire se è possibile mettere fine al pensiero, mettere fine al tempo, non costruirci intorno una filosofia, non discutere, ma scoprire. Questo è veramente trasformazione, e se andate ancor più in profondità, la trasformazione non significa mai un pensiero di divenire, non significa mai confrontare; è essere assolutamente niente. […] Noi non abbiamo amore, non abbiamo cura. Io dunque non ho messaggi; il messaggio siete voi. Io sto soltanto indicando.” (Dal Bulletin 42, 1982)

L’amore non si adatta mai. Soltanto il desiderio, la paura, la speranza si adattano. Questa è la ragione per cui l’amore è distruttivo. Perché rifiuta di adattarsi o di conformarsi a un modello. Così incominciamo a scoprire che quando c’è distruzione di tutta l’autorità che l’uomo ha creato per sé nel suo desiderio di sicurezza interiore, allora c’è creazione. La distruzione è creazione. […] In questa creazione c’è un senso di bellezza, una bellezza che non è creata dall’uomo, una bellezza che è al di là del pensiero e del sentimento. In ultima analisi, pensiero e sentimento sono soltanto reazioni e la bellezza non è una reazione. Una mente religiosa possiede quella sua bellezza, che non è il semplice apprezzamento della natura, della maestà delle montagne o del fragore dell’acqua, ma un senso della bellezza completamente diverso, che si accompagna all’amore. Io non penso sia possibile separare bellezza e amore. Vedete, per la maggior parte di noi l’amore è una cosa dolorosa perché all’amore si accompagnano sempre la gelosia, l’odio e gli istinti possessivi, ma l’amore di cui sto parlando è lo stato della fiamma senza il fumo.” (Dal Bulletin 52, 1987)

In questa vita c’è così poca bellezza! Non c’è mai un’azione completa, e quindi manca del tutto il senso di quel profumo che si può chiamare amore. La maggior parte di noi è concentrata su di sé; tutte le nostre attività si svolgono entro i confini di questa brama che è il centro stesso della nostra esistenza, il me. Io sento che è importante imparare a
essere molto semplici con se stessi: una delle cose più difficili da mettere in pratica. Noi non siamo mai semplici. La nostra mente è così complessa, il nostro intelletto così colto e sofisticato; ha innumerevoli ragioni per fare e per non fare. La semplicità di cui sto parlando non è vivere in maniera antiquata nel sudicio e nello squallore, con pochi abiti, ma la semplicità della percezione diretta: vedere qualcosa chiaramente. E vedere è agire. Ciò crea una straordinaria semplicità nell’azione. Quando voi fate qualcosa senza avere molto meditato, ma perché riuscite a vedere con chiarezza senza distorsioni, allora il ciò che è esiste veramente. Ed è proprio questo vedere, questo fare che crea uno straordinario senso di libertà.” (Dal Bulletin 12, 1971-72)

Noi ignoriamo che cosa sia l’amore; non amiamo, siamo diventati brutali, insensibili, indifferenti, crudeli. Senza amore non potete risolvere niente. Vi siete mai chiesti perché in voi non esiste amore? Sapete che cosa intendo quando dico amore? Semplicemente essere gentili senza alcun motivo, semplicemente essere generosi; provare compassione per gli altri, sentire la bruttura di una strada sudicia, sentire la povertà. Vedere questo boom demografico esplodere in tutto il mondo, sentirlo, scoprire perché, piangere, non sulla vostra piccola, misera famiglia, o sulla piccola morte di qualcuno che voi amate, ma piangere per il caos totale in cui si trova questo mondo. Tutti i sentimenti sono andati perduti perché siamo diventati troppo intelligenti. L’intelligenza è una condizione terrena, cercate di capirlo. Quando siamo intelligenti noi siamo veramente di questo mondo; siamo diventati intelligenti attraverso l’educazione; siamo diventati intelligenti perché la sovrappopolazione ci costringe a lottare duramente per vivere, a competere, a far fuori gli altri con l’ingegno, superando esami e conquistando un lavoro. Siamo diventati intelligenti per il semplice desiderio di sopravvivere. Guardate voi stessi. Noi non discutiamo mai di cose reali – come far cessare la guerra, come essere gentili, come essere generosi – ma siamo sempre pronti a discutere di cose astratte. […] Per amore intendo una qualità della mente che non conosce separazione, mi capite? Perché quando c’è separazione c’è conflitto, c’è invidia, gelosia, antagonismo, desiderio di potere, di posizione sociale: i risultati della nostra intelligente dimensione terrena. Quando c’è separazione tra voi e un altro non c’è rapporto – anche se siete sposati, se avete dei figli, se fate l’amore – e quando vi sentite separati da un altro non avete amore, e senza amore non sarete in grado di risolvere i problemi di questo mondo né qualsiasi altro problema vi troviate a dover affrontare. Ve ne prego, prendete atto di questo problema fondamentale: voi non avete amore. E perché? Perché l’amore non freme in voi quando vedete la bellezza di un tramonto o di un albero, quando vedete il dolore, la miseria, la confusione, l’esistenza agonizzante dell’uomo? Perché non avete amore? Questa è la domanda fondamentale. Non se Dio esiste oppure no, non quel che vi succederà quando morirete; ma perché voi, in quanto esseri umani, non avete questa qualità della mente che va oltre tutte le separazioni, che va oltre tutte le nazionalità, tutte le religioni con le loro credenze e i loro dogmi, oltre tutte le invenzioni che l’uomo ha creato per proteggersi? Perché? Chiedetevelo, ve ne prego. È una domanda veramente importante, non la dimenticate. […] Senza amore voi diventate aspri, siete spaventati; senza amore ogni vostro rapporto è conflitto. Io non so se avete mai affrontato seriamente il problema del perché il vostro cuore è vuoto. Non siamo qui per fare del sentimentalismo o dare spazio alle emozioni. L’amore non è sentimentale o emotivo, non ha assolutamente niente a che fare con la devozione o con la fedeltà. Dobbiamo scoprire perché non abbiamo amore dentro di noi; cercandolo, forse lo incontreremo. L’amore non lo si può coltivare, non lo si può realizzare praticando un metodo. […] Dobbiamo quindi scoprire se siamo capaci di impegnare il nostro cuore per risolvere il problema dell’esistenza: la tortura quotidiana del vivere, l’infelicità quotidiana, la confusione quotidiana, quella gioia transitoria, quel piacere transitorio chiamato vita. Voi non potete risolverlo senza comprenderlo, e comprenderlo significa amarlo. Non potete amare se non conoscete che cosa implica la separazione e che cosa significa rapporto. […] Quando guardate vostro marito (o vostra moglie) lo fate attraverso l’immagine che ve ne siete fatti negli anni, attraverso i ricordi della sessualità, del piacere, dell’irritazione, dei rimbrotti, delle parole irate e così via. Avete costruito delle immagini l’uno dell’altro, ma questo non è un fatto reale. Ora, poiché solo queste due immagini sono in relazione tra loro, per questa ragione fra di voi non c’è alcun rapporto diretto; c’è una separazione – e non può non essere – da cui nasce il conflitto e da cui nasce la totale assenza d’amore. Fintanto che voi non siete consapevoli del meccanismo, della struttura e della natura dell’immagine, non ne sarete mai liberi e sarete sempre in conflitto. […] L’amore non è sentimentale, non ha niente a che fare con l’emotività; l’amore non è piacere, l’amore non è desiderio. Per incontrare questa cosa straordinaria, la sua bellezza, dovete imparare a guardare, a guardare l’albero, a guardare vostra moglie e i vostri figli. […] Per intraprendere il viaggio, dunque, la prima cosa di cui dovete assicurarvi è di viaggiare leggeri, senza tutti i vostri fardelli, senza tutti i vostri pregiudizi e le vostre preoccupazioni. E ciò significa creare una totale rivoluzione in voi stessi; deve aver luogo una totale trasformazione della mente; ma ciò non può accadere se non siete liberi di scoprire, se siete spaventati di quanto può succedere. Se siete abbastanza fortunati e scoprirete come si fa ad ascoltare, a vedere, allora troverete da soli, scoprirete da soli che nell’atto stesso del vedere, nell’atto stesso dell’ascoltare c’è una felicità – non la felicità che viene da Dio, non esiste felicità elargita dagli dèi, non esiste felicità che venga dal recitare le preghiere o dal frequentare i templi – una felicità che viene soltanto quando imparate ad amare.” (Dal Bulletin 20, 1973-74)

Vogliamo che ci venga detto come guardare, come ascoltare, che cosa fare. Non fate queste domande, mai, a nessuno: cosa fare, come ascoltare, come essere consapevoli. Tutto quel che dovete fare è guardare. Non si tratta di come guardare; dovete semplicemente guardare, con tutto il vostro cuore, con la vostra mente, in modo da poter vedere le cose come sono in realtà. Noi rifiutiamo di guardare perché il nostro cuore è pieno dei contenuti della mente, la mente così gremita di immagini che noi non riusciamo a guardare né con chiarezza né con affetto. E l’affetto non può essere insegnato; non esistono scuole, non esistono né maestri né libri che possano insegnare questa qualità dell’amore. E senza l’amore, qualsiasi cosa facciate, sia che andiate in tutti i templi, in tutte le moschee, in tutte le chiese del mondo, sia che vi sacrifichiate, che vi impegniate in un’attività particolare, che vi iscriviate a un partito politico, senza l’amore, la vostra infelicità, la confusione, la solitudine dolorosa e la disperazione non se ne andranno mai. […] quando l’uomo è ambizioso, competitivo, quando lotta per ottenere il successo, non può non essere crudele. Un uomo ambizioso alimenta il disordine e non saprà mai che cos’è l’amore. ” (Dal Bulletin 22, 1974)

“La saggezza nasce con l’umiltà. C’è umiltà quando conoscete voi stessi per quello che realmente siete; ma quando coltivate una teoria basata sul sé superiore, sul sé inferiore, sull’atman e tutte le altre invenzioni della fantasia; questo è vanità. Solo una mente libera dallo stato di dolore può amare e conoscere la bellezza dell’amore; può vedere tutto in maniera globale con un solo sguardo: tutta la bellezza della terra e del cielo, le stelle della sera e gli stormi di uccelli che si alzano in volo la mattina;può vedere tutto con un solo sguardo e conoscere la qualità della bellezza, che è l’amore.” (Dal Bulletin 29, 1976)

“Può la mente, così pesantemente condizionata, fare un passo avanti in modo da acquistare grande profondità, una qualità che non è il risultato dell’addestramento, della propaganda o dell’apprendimento? E può il cuore, così gravato di dolore, così appesantito di tutti i problemi della vita – i conflitti, la confusione, l’infelicità, l’ambizione, la competizione – può il cuore sapere che cosa significa amare? L’amore che non conosce la gelosia, che non conosce l’invidia, che non è guidato dall’intelletto, l’amore che non è semplicemente piacere. Può la mente essere libera di osservare, di vedere? Può la mente ragionare in maniera logica, sana, obiettiva e non essere schiava delle opinioni, della confusione? Può la mente essere intrepida? Può il cuore sapere che cosa significa amare, non secondo la morale sociale, dal momento che la morale sociale è immoralità? Voi siete tutte persone di grande dirittura morale, stando ai criteri della società, ma in realtà siete gente molto corrotta. Non sorridete. È un fatto. Voi potete essere ambiziosi, bramosi, invidiosi, avidi, pieni di odio, di rabbia e tutto questo è considerato perfettamente onesto. Ma se avete dei desideri sessuali, questo viene giudicato qualcosa di abnorme e dovete tenervelo per voi. Per non parlare dei criteri che informano il vostro comportamento e le vostre opinioni: che cosa dovete fare, come si deve comportare un monaco, non si deve sposare, deve condurre una vita di celibato; tutto questo è puro nonsenso. […] L’amore non è piacere. L’amore non è desiderio. Questa è la qualità che dovete possedere – ora, non domani – una qualità che non potete praticare, che non potete coltivare. Quel che praticate e coltivate diventa meccanico. La verità non appartiene né a voi né a me; non risiede in nessun tempio, in nessuna chiesa, in nessuna immagine, in nessun simbolo. E qui, perché possiate vederla e conoscerla. La mente che vede e agisce è una mente libera: una mente amabile, chiara e percettiva.” (Dal Bulletin 17, 1973)

“Amore significa amore per le rocce, amore per gli alberi, amore per un cane randagio, amore per il cielo, per la bellezza, per un tramonto, amore per il vostro vicino di casa, amore senza tutte le sensazioni della sessualità con cui oggi esso viene identificato. L’amore non può esistere quando siete ambiziosi, quando rincorrete il potere, una posizione sociale, il denaro. Come può amarvi un uomo (se siete la moglie) quando tutta la sua mente è concentrata nel diventare qualcuno, nel conquistare il potere in questo mondo? Verrà a letto con voi, farà dei figli, ma questo non è amore. Questa è lussuria, con tutta la sua infelicità. E senza amore non potete avere compassione. Quando c’è compassione c’è chiarezza, la luce che nasce dalla compassione. Ogni atto è chiaro, e da quella chiarezza viene la capacità, la capacità nella comunicazione, la capacità nell’azione, la capacità nell’atto dell’ascolto, dell’apprendimento, dell’osservazione. La meditazione è il risveglio dell’intelligenza che nasce da questa compassione, è la chiarezza e la capacità di cui si serve l’intelligenza. Questa intelligenza è impersonale e non è coltivabile, nasce soltanto dalla compassione e dalla chiarezza, La meditazione è tutto questo e molto di più, e il di più c’è quando la mente è libera e quindi completamente silenziosa. Non può essere silenziosa se non c’è spazio. Il silenzio quindi può nascere non dalla pratica, non dal controllo, non tra due rumori, non nella pace tra due guerre; il silenzio nasce soltanto quando il corpo e la mente sono in completa armonia, senza attriti. Allora, in quel silenzio c’è un movimento totale che è la fine del tempo. Ciò significa che il tempo non esiste più. C’è molto di più, nella meditazione, ed è la scoperta di quel che c’è di più sacro; non la sacralità degli idoli che si trovano nei templi, nelle chiese o nelle moschee: quelli sono fatti dall’uomo, costruiti dall’uomo, creati dalla mente, dal pensiero. C’è una sacralità che non è toccata dal pensiero e che può nascere naturalmente, facilmente e felicemente soltanto quando abbiamo messo ordine completo nella nostra vita quotidiana. Quando nella nostra vita quotidiana regna questo tipo di ordine – ordine significa assenza di conflitto – allora da esso sgorga questa qualità dell’amore, della compassione e della chiarezza. E la meditazione è tutto questo, non una fuga dalla vita, dal vostro vivere quotidiano. E chi conosce la qualità di questa meditazione è felice.” (Dal Bulletin 45, 1983)

La più alta forma di sensibilità dove il cervello è completamente immobile: questa è la qualità che contraddistingue l’amore. Voi sapete che l’amore è la cosa più straordinaria, se lo avete nel cuore. L’amore non è piacere. L’amore non ha niente a che fare con la paura. Non ha niente a che fare con il sesso. È la qualità della mente che è libera, sensibile, intelligente, quando il cervello non reagisce in termini del passato e quindi è immobile. Allora il cuore si imbatte in questo profumo chiamato amore. Comprendere questo è meditazione. È il fondamento della meditazione.” (Dal Bulletin 7, 1970)

“Avete mai avuto una mente sgombra, una mente che non esagera, che non cerca niente, una mente assolutamente silenziosa, che osserva non soltanto ciò che accade nel mondo esterno, ma anche nel mondo della propria vita interiore, le attitudini e i travagli, semplicemente osservare? Oppure siete di quelli che non fanno che cercare, chiedere, analizzare, desiderare, cercare soddisfazione, darsi da fare per seguire qualcuno, un ideale, o cercare di stabilire un buon rapporto con un altro? Perché questa lotta, questo sforzo e questa ricerca non finiscono mai? […] Perché fate tutto questo? Qual è la vostra sete insaziabile? Che cosa state cercando? È possibile chiedersi perché esiste questa sete insaziabile, rimanendo tranquillamente a casa o facendo una passeggiata solitaria? Abbiamo parlato della paura, del dolore e del piacere; abbiamo anche parlato dell’intelligenza, dell’amore e della compassione. Abbiamo messo in luce che senza l’intelligenza non può esserci amore né compassione. L’una si accompagna all’altro. Non l’intelligenza dei libri, non gli espedienti astuti del pensiero, non l’intelligenza della mente acuta e sottile, ma l’intelligenza che percepisce in maniera diretta ciò che è falso, ciò che è pericoloso; e dopo averlo percepito, lo lascia andare immediatamente. Questa è l’intelligenza della mente. […] La mente dunque possiede questa caratteristica d’intelligenza, e naturalmente, a quell’intelligenza si accompagna la compassione, l’amore. L’amore è qualcosa di diverso dalla pura e semplice sensazione. È assolutamente svincolato dai nostri desideri, dai nostri appagamenti, e da tutte le altre cose di questo genere. Ora la mente possiede dunque questa qualità, questa stabilità. È come una roccia in mezzo alla corrente, in mezzo al vorticare del fiume, immobile. E ciò che è stabile è silenzioso. Fate chiarezza assoluta su questo punto. Questa chiarezza è stabilità, questa chiarezza può analizzare il problema. Senza questa chiarezza la mente è confusa, contraddittoria, spaccata; è instabile, nevrotica, sempre in cerca, in lotta, sempre sotto sforzo. Arriviamo così al punto in cui la mente è completamente chiara e quindi completamente immobile. Immobile, non nel senso di una montagna, ma dell’assenza totale di problemi; una mente che è quindi straordinariamente stabile e tuttavia flessibile. Ora, una mente di questo genere è tranquilla. E voi avete bisogno di una mente che sia assolutamente silenziosa; assolutamente, non relativamente. Nei boschi, di sera, regna il silenzio. Tutti gli uccelli si sono posati, e sono cessati il vento e il sussurro delle foglie; c’è una grande immobilità esteriore. La gente osserva e dice: «Devo possedere questa immobilità» e per realizzarla si crea una dipendenza dall’immobilità che nasce nelle situazioni di solitudine. Ma quella non è immobilità. E non è immobilità neanche quella creata dal pensiero che dice: «Devo rimanere immobile, devo rimanere tranquillo, non devo chiacchierare». Ma questo non è il punto; questo è il risultato del pensiero che interviene sul rumore. Noi stiamo parlando di un’immobilità che non dipende da niente. Solo questo tipo di immobilità, questo silenzio assoluto della mente, può vedere ciò che è eterno, senza tempo, senza nome; questa è meditazione.” (Dal Bulletin 39, 1980)

L’amore è sensazione? L’amore è desiderio? L’amore e piacere? L’amore è creato dal pensiero? Amate vostra moglie, vostro marito, i vostri figli? L’amore è gelosia? Non dite di no. L’amore è paura, ansia, dolore e tutto il resto? Che cos’è l’amore? Senza la sua qualità, il suo profumo, la sua fiamma – per quanto ricchi, potenti, arrivati, importanti – senza amore siete semplicemente dei gusci vuoti. Dobbiamo dunque affrontare la questione dell’amore. Se amaste i vostri figli ci sarebbero guerre? Se amaste i vostri figli permettereste loro di uccidere? Può esistere amore dove c’è ambizione? Ve ne prego, guardate in faccia tutto questo. L’amore non ha assolutamente niente a che vedere con il piacere, con i sensi. L’amore non è creato dal pensiero; quindi non si trova all’interno della struttura del cervello. É qualcosa di completamente al di fuori del cervello, perché il cervello per sua natura, per sua struttura, è uno strumento di sensazioni, di reazioni nervose e così via. L’amore non può esistere dove c’è mera sensazione. Il ricordo non è amore. […] La fine del dolore è amore. Quando c’è amore c’è compassione, e quella compassione ha una propria intelligenza integrale. E quando quell’intelligenza agisce, l’azione è sempre vera. Dove c’è quell’intelligenza non c’è conflitto. Tutto questo lo avete già ascoltato: avete sentito parlare della fine della paura, della fine del dolore; avete sentito parlare della bellezza e dell’amore. Ma ascoltare è una cosa e agire è un’altra. Tutte queste cose che sono logiche, sensate, razionali voi le ascoltate, ma non volete comportarvi in conseguenza. Tornate a casa e ricominciate daccapo con le vostre angosce, le vostre preoccupazioni, i vostri conflitti, le vostre infelicità. E allora vi chiedo: a che scopo tutto questo? Ascoltare e non fare è sprecare la vita; se voi ascoltate qualcosa che è vero e non agite in conseguenza state sprecando la vostra vita. E la vita è troppo preziosa: è l’unica cosa che abbiamo. Anche con la natura abbiamo perso il contatto, e ciò significa che abbiamo perso il contatto con noi stessi, perché anche noi facciamo parte della natura. Non amiamo gli alberi, gli uccelli, l’acqua e le montagne; stiamo distruggendo la terra; ci stiamo distruggendo gli uni con gli altri. Tutto questo è sprecare la vita. Quando lo si comprende, non soltanto da un punto di vista intellettuale o verbale, allora la vita diventa una vita religiosa. Mettersi addosso un perizoma, andare chiedendo l’elemosina, chiudersi in un monastero: non è questa la vita religiosa. Una vita religiosa inizia là dove non c’è conflitto, quando c’è il senso dell’amore: non amore per una sola persona, e quindi limitato. Se dunque voi date il cuore, la mente e il cervello, nasce qualcosa che è al di là del tempo. E da questo nasce la felicità: non nei templi, non nelle chiese, non nelle moschee. Quella felicità si trova là dove siete voi.” (Da Bulletin 54, 1989)

Allora, che cos’è la bellezza? L’amore è bellezza? Il piacere è bellezza? La bellezza è qualcosa che vi dà uno slancio, una sensazione? Quando voi guardate queste colline qui dietro e il cielo blu, il profilo di quelle montagne contro il cielo, e le ombre, e l’erba bruciata dal sole e gli alberi frondosi; quando guardate le vette più alte con le loro nevi eterne, contro un cielo che non è mai stato inquinato; quando guardate tutte queste cose, quando le guardate senza dire niente lì per lì, che cosa accade? Non accade forse che la maestà di quella montagna, la sua immensa solidità, nel momento stesso in cui la guardate, vi distoglie dalla vostra grettezza, dalle vostre preoccupazioni, dai vostri problemi e da tutto il travaglio della vita? Per un attimo fate silenzio. […]

Che rapporto c’è tra dolore e amore? Noi sappiamo cos’è il dolore: grande pena, tristezza, solitudine, senso di isolamento. Sentiamo che il nostro dolore è completamente diverso da quello di un altro e in quel sentimento ci siamo isolati completamente. Noi conosciamo il significato di quel dolore non soltanto a parole, ma profondamente, nel sentimento interno del nostro stesso essere. E qual è il rapporto tra dolore e amore? Che cos’è l’amore? Vi siete mai posti questa domanda in prima persona? Sono le sensazioni della sessualità, la lettura di una bella poesia, la contemplazione di questi meravigliosi e vecchi alberi? L’amore è piacere? Ve ne prego, dobbiamo essere molto onesti con noi stessi, altrimenti non c’è gusto. (Lo humour è necessario: essere capaci di ridere, essere capaci di ridere insieme per una battuta, non quando siete soli, ma insieme). Ci stiamo chiedendo che cos’è l’amore. L’amore è desiderio? L’amore è pensiero? L’amore è qualcosa che avete, che possedete. L’amore è ciò che provate quando adorate la statua, l’immagine, il simbolo? È quello l’amore? Il simbolo, la statua o il dipinto sono frutto del pensiero. Le vostre preghiere sono creazione del pensiero. È quello l’amore? Naturalmente, la paura non è amore. Avete mai considerato l’odio? Se odiate, la paura scompare. Se odiate veramente qualcuno la paura non c’è più. Quando neghiamo completamente dentro di noi ciò che non è amore, quando mettiamo completamente da parte tutto ciò che non è amore, ecco il profumo dell’amore. Una volta che avrete eliminato completamente tutte le cose che non sono amore, quel profumo non potrà andarsene mai più. L’amore, che si accompagna alla compassione, ha un’intelligenza tutta sua, che non è l’intelligenza del cervello scientifico. Quando si possiede questo tipo di amore, questa compassione, non c’è dolore, non c’è tristezza, non c’è disperazione. Questo amore si rende presente quando voi rinnegate tutto quanto non è amore. Se c’è amore, non ucciderete mai un altro essere, mai! Non ucciderete mai un animale per mangiarlo. (Naturalmente, continuate pure a mangiare la carne, non vi sto dicendo di non farlo). Arrivare fin qui è una cosa immensa. Nessuno può darla a nessun altro. Nessuno può darla a voi. Ma se voi, nel vostro essere, abbandonate tutto ciò che non è amore, tutto ciò che il pensiero ha creato, allora siete veramente rinnovati, e tutti i vostri problemi si svuoteranno completamente, allora nasce l’altra cosa. È la cosa più positiva, la cosa più pratica. La cosa meno pratica nella vita è costruire armamenti, uccidere la gente, non è vero? È a questo scopo che vengono spesi i denari che pagate in tasse. Io non sono un politico, perciò non ascoltatemi quando vi dico questo. Ma guardate quello che stiamo facendo a livello personale, e quello che stiamo facendo nella società che abbiamo creato. La società non è diversa da noi. Noi l’abbiamo concepita in questo modo. L’amore non ha niente a che fare con le istituzioni o con una persona in particolare. Come una fresca brezza che viene dall’oceano, voi potete o chiuderla fuori o viverci insieme. Quando ci vivete insieme è qualcosa di completamente diverso. Non c’è via che conduca a esso; non c’è via che conduca alla verità. Non esistono vie. Dobbiamo vivere con l’amore. Possiamo incontrarlo soltanto quando abbiamo capito globalmente la nostra natura e la nostra struttura psicologica. Domani parleremo della morte. Non è un argomento macabro. Non è una cosa da evitare. Se voi avete vissuto la cosa di cui abbiamo parlato, ci arriverete delicatamente, gentilmente, quietamente, e non per curiosità. Ci arriverete con esitazione, con grande dignità, con rispetto interiore. Come la nascita, la morte è una cosa straordinaria. Anche la morte implica creazione, non invenzione. Gli scienziati inventano; le loro invenzioni nascono dal sapere. La creazione è continua. Non ha inizio né fine. Non nasce dal sapere. E può essere la morte il significato della creazione: non si tratta di avere una vita successiva con occasioni migliori, una casa più bella, un frigorifero più grande. Può essere un senso di creazione straordinaria, infinita, senza inizio e senza fine.” (Dal Bulletin 51, 1986)

“Si osserva l’urgente necessità di una mente fresca, non di una mente che ha fatto migliaia di esperienze, o che vive prigioniera del modello di una particolare cultura religiosa, sociale o economica. Questo schema si è ripetuto all’infinito nel corso della storia, appena modificato qua e là. Le rivoluzioni economiche e sociali non sono vere rivoluzioni. In quanto essere umano che vive un’esistenza priva di significato in questo mondo di confusione, in questo mondo di grande dolore, di bruttura e di violenza, mi domando se la mente umana possa realmente trasformarsi. Qui sta l’unica soluzione a tutti i nostri problemi, dell’amore, della realtà, del fatto se esiste o no Dio o la Verità, o se gli esseri umani possano vivere insieme senza conflitti. Per trovare realmente una risposta con il cuore, con tutto il vostro essere, deve esserci libertà: libertà di guardare, di indagare, di percepire. La prima è senza dubbio la libertà di osservare, perché si tratta di una libertà che neghiamo quando esiste una qualsiasi forma di pregiudizio, quando regnano la logica, le opinioni, le credenze religiose e soprattutto la paura.” (Dal Bulletin 7, 1970)

 

Estratti da “Andare incontro alla Vita” di Jiddu Krishnamurti
Traduzione di CRISTIANA MARIA CARBONE © 1991, Krishnamurti Foundation, Brookwood Park, Bratndean, Hampshire © 1993, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma Ubaldini Editore – Roma

 

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