Alla scoperta di un mondo nascosto

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Cosa mangiano gli alberi? Quando dormono e parlano? Come si riproducono? Perché si ammalano e come guariscono?

Per molte persone il bosco è un luogo di sogno, il simbolo del silenzio e della natura incontaminata.

Peter Wohlleben, celebre guardia forestale, grazie alla sua esperienza ci introduce alla vita nascosta degli alberi, svelandoci un segreto sorprendente: gli alberi, come gli altri esseri viventi, sono dotati di memoria, comunicano tra loro, provano emozioni e possono perfino essere soggetti a scottature solari e rughe.

Alcuni, come ad esempio le querce, si parlano per mezzo di sostanze chimiche odorose: se un albero subisce un’infestazione da insetti, emana segnali olfattivi su un’area abbastanza vasta e tutti gli esemplari che ricevono il messaggio si preparano a respingere l’attacco, depositando nel giro di pochi minuti speciali sostanze amare che mettono in fuga gli insetti.

Nel bosco, quindi, accadono le cose più stupefacenti: gli alberi non solo comunicano fra loro ma circondano la prole di amorevoli cure, si preoccupano dei vecchi vicini malati, provano sensazioni ed emozioni e hanno i loro ricordi.

Il guardaboschi Peter Wohlleben traccia un sentiero nella foresta intricata e dischiude ai nostri occhi un universo sorprendente e misterioso: nelle sue affascinanti storie sulle insospettate capacità degli alberi, l’autore dà spazio alle più recenti scoperte scientifiche oltre che alle sue esperienze dirette.

Un libro straordinariamente istruttivo sugli alberi e le foreste, che ci insegna a provare un rinnovato stupore per i prodigi della natura. Una dichiarazione d’amore indirizzata al bosco.

Gli alberi come non li avete mai visti e conosciuti!

La Vita Segreta degli Alberi

Alla scoperta di un mondo nascosto. Cosa mangiano gli alberi? Quando dormono e parlano? Come si riproducono? Perché si ammalano e come guariscono? Scoprilo in questo libro!

Voto medio su 1 recensioni: Buono

€ 18.60

Peter Wohlleben, anno di nascita 1964, voleva diventare ambientalista già da bambino. Ha studiato scienze forestali e ha prestato servizio per più di vent’anni presso il corpo forestale.

Dopo essersi licenziato per mettere in pratica le sue convinzioni ecologiche, oggi dirige un’azienda forestale ambientalista nell’Eifel in cui pratica il ritorno alla foresta vergine. È ospite di diverse trasmissioni televisive, tiene conferenze e seminari ed è autore di libri sui temi del bosco e della protezione ambientale.

Può un albero essere chiamato per nome?

Domanda senza meno provocatoria, ma non così tanto poi. E a leggere il libro di Peter Wohlleben, edito da Macro Edizioni e presentato ufficialmente al Sana di Bologna edizione 2016, se ne possono facilmente dedurre le motivazioni.

Ne La vita segreta degli alberi, l’Autore, dal viatico del suo cammino formativo sulle Scienze forestali, ci propone una tanto suggestiva quanto evocativa nuova rappresentazione della realtà boschiva.

Il bosco: anche arte e poesia

Il bosco: proprio da questa dimensione ci scrive Peter, con quella forza “brutale” tipica espressione dell’immediatezza dell’atto, chiaro rimando allegorico alla forza di certi pittori espressionisti che, della natura, sottolineano in prevalenza i tratti soggettivi ed enfatizzano la condizione della suggestione emozionale.

In questo, Wohlleben riesce alla perfezione a fondere, grazie a uno stile narrativo tutto suo, l’aspetto sopra citato, quello impressionista appunto, con quello espressionista: Peter, e in questo ho percepito la sua grandezza, unisce la poesia espressionista del sentimento con la lucidità della descrizione impressionista delle componenti fisiologiche. Questo nuovo linguaggio, dotato di una grammatica innovativa e di un lessico rivoluzionato, determina la giusta sintesi tra il mondo della cognizione del reale e la sfera della percezione del soggettivo. Ecco perché, e rispondo al quesito in esordio, è possibile chiamare un albero per nome: grazie a questo collaudato cambio paradigmatico di sintassi narrativa, l’Autore ci mostra che un albero, qualsiasi albero, si decontestualizza dalla rigida e statica collocazione in cui la storia e la cultura tradizionali lo hanno posto, proiettandosi in un sistema biologico e bioenergetico dove le singole identità rispondono a ben specifici scopi e ben specifici ruoli che trascendono la natura stessa dell’individuale pur non smarrendone la specificità.

Un libro per tutti quindi, un libro pedagogico che davvero può essere letto e sfogliato dall’accanito lettore come dal curioso di turno, dalla madre di famiglia perennemente occupata fino al più distratto alunno vittima delle seduzioni tecnologiche. Un libro che ferma il tempo, grazie alla bacchetta magica fatta di legno di bosco; un libro che allunga la mano, la tende e invita a restare in sua compagnia.

Alla scoperta di un mondo nascosto

Nel suo silenzio, il bosco ci racconta di sé, sottovoce: calpestandone le foglie, respirandone i profumi, toccandone i muschi sulle cortecce degli alberi, ma sempre in silenzio.

Non una sommatoria frazionata di individualismi ma un tutt’uno, sinergico, collegato, coordinato e integrato: ogni aspetto di questo regno, anche il più infinitesimale e in apparenza privo di rilevanza, assume un ruolo ben preciso, funzionale alla dinamica collettiva.

Non esiste morte nel bosco, suggerisce Peter, per lo meno non la morte come siamo soliti concepirla noi: anche un tronco spezzato, caduto o danneggiato può e deve assurgere a un ruolo ben preciso, nel progetto pianificato di mutuo scambio tra le unità boschive. Un sistema intrecciato a livello visivo ma non solo, pensando a quanto accade altrettanto nel sottosuolo, dove gli apparati radicali degli alberi si consociano con l’obiettivo di sostenersi tra simili.

Una sorta di cooperativa sociale, tutta al naturale, con il preciso intento di tutelare e sorreggere gli “amici” più vulnerabili.

Solidarietà, linguaggio e strategia

“Amici” ricorda il titolo proprio del Capitolo 1, “Amicizie”, a tal punto esemplificativo da non richiedere commenti aggiuntivi: la solidarietà diventa in questa chiave non più solamente esclusiva e prerogativa della società umana ma si spinge più lontano, sia nel tempo che nello spazio, e per mezzo di un’abile opera di trasformismo dei costumi, si rende disponibile alla corretta e originaria collocazione che le compete. Prima dell’uomo, prima della società, prima della civiltà, la solidarietà era già presente in Natura, seppur celata dalle superficiali stratificazioni delle lotte per la sopravvivenza, ed eccelle tutt’ora nei suoi modelli applicativi tanto in senso verticale quanto in senso orizzontale. Verticale perché si dirige nel contesto delle “gerarchie” naturali, orizzontale perché stende il suo abbraccio a tutti i “pari” in stato di necessità.

La dimensione del naturale diventa a questo titolo anticamera del culturale.

Ciò che l’uomo fa e pensa è funzione diretta della matrice naturale, e ne conferma in linea immediata la sintesi di dipendenza.

Non solo di solidarietà si parla: al pari di tutte le strutture evolute non si può affatto non considerare l’importanza del linguaggio; ebbene, tra loro, gli alberi, non si privano nemmeno di questo.

L’acacia, per esempio, al fine di avvertire i propri simili della presenza di un erbivoro nei paraggi, secerne sostanze tossiche che veicola nelle proprie foglie, e qui pervenute producono un aroma caratteristico che poi diffonde nell’aria. Messaggi olfattivi dalla doppia funzione dunque che, se da un lato dissuadono il predatore dai suoi golosi intenti, dall’altro fungono da allerta alle altre potenziali vittime della stessa specie. E, come già visto, il concetto di solidarietà sociale ritorna con prepotenza.

Strategia, altra parola chiave che non potrete far vostra nella prosecuzione della incalzante lettura: strategia che si riverbera tanto nella socialità quanto nelle geometrie, avendo come comune denominatore l’agevolare le giuste forme coniugate all’habitat climatico e la capacità di creare architetture complesse, valide ed efficienti: basti pensare alla particolare forma assunta dai rami degli alberi nelle zone particolarmente esposte alla neve; stessa cosa dicasi per i tronchi, rigorosamente verticali, che ben adempiono alla funzione di evitare eccessivi accumuli di peso difficilmente gestibili, pena compromissioni strutturali permanenti. Insomma… anche un tronco spezzato, un albero caduto, un ramo divelto assumono nel bosco una loro peculiare importanza, comprensibile solamente se rapportata alla realtà interattiva del microambiente che stiamo considerando.

Bosco come silenzio, bosco come socialità, bosco come linguaggio, bosco come polmone di ossigeno, bosco come regolatore di umidità e temperatura.

Impressionismo ed espressionismo, come detto nell’incipit: ci è più facile ora intuire la straordinaria idea di Peter, una idea nata non da un pensatore schivo, non da un eccentrico teorico né, tanto meno, da un sofista dell’ecologia. Ma da un forestale, da un uomo che vive nel quotidiano la bellezza di un luogo antico e perduto, che cela nel suo grembo i misteri del mondo.

Riscopriamo questi percorsi, lasciamoci prendere per mano da Peter e lasciamo che ci guidi.

Camminiamo insieme a lui nel sentiero tracciato da La vita segreta degli alberi e raccontiamone a tutti le meraviglie inattese.

Fonte: Macrolibrarsi

 

La Vita Segreta degli Alberi
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Parole e pensieri estratti dal libro “La vita segreta degli alberi”

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