di Daniela CoinConsulente per il Benessere Naturale Olistico

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Il bambino, quanto più piccolo è, ha un’eccezionale capacità comunicativa e percettiva. E’ in grado di cogliere anche i più piccoli sentimenti, perché non interpreta con la mente. In lui non c’è pensiero caotico (per questo non abbiamo molti ricordi di quando eravamo piccoli), non c’è confusione ed interpretazione, ma c’è solo un lungo sentire il presente, la percezione di quanto accade in quel preciso istante, senza condimenti alterati dalle associazioni con il passato della memoria.

E’ per questo che, anche se fingete di essere felici, il bambino se ne accorge. E’ per questo che il bambino piange o si ammala. Il bambino vi sente. E voi non potete mentire ad un essere che è in grado di sentirvi per come siete e non per quello che credete di essere.

Educare i bambini non è così complicato come sembra. Il bambino ha bisogno di contatto e di amore. Ma come può un adulto divorato dalla rabbia e dalla paura, trasmettere amore al proprio figlio?

Quando un bambino sta male non è sul bambino che bisogna lavorare. I bambini sono solo la proiezione di quello che noi siamo. Un campanello d’allarme che ci dice, e ci mostra anche nello specifico, che qualcosa non va e che stiamo sbagliando tutto nella nostra vita. Il bambino che ci percepisce, piange. Sente la nostra paura, le nostre sofferenze. Sente tutto. Per lui, vivere in mezzo alla rabbia e alla paura, è devastante. E l’operazione che svolge volutamente al fine di sopravvivere e quella di alienarsi e distaccarsi da quella sua infinita capacità di sentire e di amare.

Ad un certo momento crederà anche di essere sbagliato, dedurrà che la mancanza di amore è causata dal suo essere e quindi si sforzerà di uniformarsi. Comincerà a credere che, se diventa come noi, allora forse potrà ricevere amore. Cambierà, metterà da parte i sentimenti puri, e si convincerà dell’esattezza di quelli finti. Quindi arriverà il giorno in cui, comportandosi da alienato, avrà un riconoscimento dal proprio genitore. Magari sentirà dirsi “Bravo” e si convincerà che quello è il miglior riconoscimento che possa esistere. “Bravo e Buono”.

Si dimenticherà dell’amore delle carezze sincere ed imparerà il contatto solo attraverso qualche schiaffo o strattone che il genitore gli darà quando comincerà a comportarsi male, secondo l’interpretazione del genitore poco accorto.

Giocherà e gli verrà detto di non giocare. Correrà e salterà e gli verrà detto di non correre e di non saltare. Riderà e gli verrà detto di non ridere. Toccherà la natura per conoscerla e gli verrà detto di non toccare nulla! Abbraccerà un bambino, accarezzerà un cane, e gli verrà detto chi e cosa può toccare, come lo deve fare, e chi o cosa non va mai, assolutamente, toccato. Gli verrà detto cosa mangiare, verrà messo in punizione o mandato a letto senza cena. Verrà costretto a comportarsi in modo innaturale, a stare seduto ore ed ore, ad usare la memoria in modo distruttivo, a parlare in un certo modo per nascondere la paura, a deturpare le cose sane e ad idolatrare oggetti e persone al fine di sentirsi meglio.

Gli verrà insegnato ad avere paura. A temere il confronto. A sentirsi adeguato o non adeguato in ogni situazione. A comportarsi in modo da evitare di soffrire. Ad essere finto. Opportunista. Ad accettare compromessi. A sognare realtà future inesistenti. A rimpiangere il passato.

Imparerà tutto questo da noi ed un giorno lo insegnerà ai propri figli.

Non c’è scampo a tutto questo a meno che tu, proprio tu, non metta fine a questa sequenza di eventi decidendo di suicidarti, ovvero di rinascere come essere umano, invece che continuare a vivere come un automa, schiavo di paure, ricatti e idoli, che continui a coltivare e a propinare agli altri, cercando di sentirti meglio. Illudendoti di stare bene per un po’ ed accorgendoti che avevi solo architettato una realtà che ti facesse sentire meno solo, imbrogliando le persone care e facendo di tutto per emergere e sentirti degno di amore e quindi, proprio in quest’atto, allontanandoti inesorabilmente e sempre di più dall’unica fonte di amore, ovvero quella che esiste nell’istante presente, privo di minaccia e di paura. Dove c’è solo bellezza a dismisura.

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Se abbiamo paura possiamo insegnare ai nostri figli solo a vivere di paura. Quindi tramanderemo ricatto, offesa (anche negare una carezza, per un bambino, è un’offesa), negazione di affetto. Gli insegneremo che se si comporteranno bene, secondo quello che noi, soggettivamente e con tutte le nostre turbe e paure, crediamo che sia bene, verranno amati (ovvero premiati come cavalli con una coccarda e una carota) e se si comporteranno male verranno castigati (allontanati a bastonate)  e verrà negato loro l’amore, la comprensione, la cura, le carezze e un sorriso.

Li istigheremo alla competizione, illudendoci che diventando qualcuno saranno persone migliori, con meno problemi, con meno paure. Con una vita più bella. Quella vita che non abbiamo avuto noi.

La felicità non dipende affatto da niente e da nessuno di quello che possiamo ottenere o trovare all’esterno di noi. E se non abbiamo la pace nel cuore, se siamo colmi di rabbia e di paure, non potremo che trasmettere questo ai nostri figli.

Perciò, vi chiedo cortesemente, non prendetevela con loro. Non date mai la colpa a quelle povere creature, perché non stanno altro che cercando di fare del loro meglio per ricevere amore, così come state facendo voi da tutta una vita. Probabilmente avranno già imparato a comportarsi come voi. Guardateli, osservateli e, se sarete un po’ sinceri con voi stessi, vi rivedrete in loro e smetterete di credere che abbiano delle colpe e che siano sbagliati, cattivi e disubbidienti.

Guardatevi, guardate voi attraverso loro, cominciate ad aggiustare la vostra vita, liberatevi dall’odio e lasciatevi andare ad un gesto d’amore. Osservate quello che fate, osservate i vostri figli. Non c’è altro modo per imparare l’amore.

Il bambino è la miglior scuola attraverso cui imparare ad amare e a lasciarsi amare. Basta avere il coraggio di osservare senza rimanere attaccati alle proprie ideologie o alle idiozie che dicono certi educatori snaturati, negli asili e nelle scuole.