di Daniela CoinConsulente per il Benessere Naturale Olistico

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Vorrei proporre un punto di vista diverso da quelli che si leggono in giro sul caso Daniza, la mamma orsa uccisa in Trentino, colpevole di aver difeso i propri cuccioli da un fungaiolo curioso ed ignorante. L’unico commento, a mio avviso, utile e degno di considerazione è quello che ho inserito nel post di un ragazzo che mi ha taggata su una sua nota. E questo non lo dico perché il commento è mio ma perché è l’unico che possa veramente cambiare le cose. Perciò colgo l’occasione per riportare questo intervento che ho inserito nell’ennesima discussione (fra l’altro nel post di un tale “olistico” che decanta amore per ogni cosa) di un tizio incazzatissimo per l’uccisione dell’orsa. Incazzato coi cacciatori, incazzato con i politici e con tutti quelli che dicono “è solo un orso”.

Commento:

Chi non capisce che ciò che odia fuori è una parte di sé ed è quello su cui si deve concentrare a trasmutare di sé, e non ad additare negli altri, di strada ne ha ancora molta da fare (vite e vite)… ed è totalmente inutile continuare ad intestardirsi su queste cose esterne che non ci piacciono, producendo odio, giacché la sola ragione di questi avvenimenti così spiacevoli che accadono là fuori è dentro di noi. Il loro odio che manifestano per la vita (uccidendo creature innocenti) è lo stesso odio che manifestiamo noi per loro. E avrai poco da scrivere che tu non odi, perché qualsiasi forma di rabbia e senso di ingiustizia, incazzatura etc scaturiscono dall’odio. L’odio, a sua volta, viene dalla paura, nelle sue varie forme, di conseguenza chi ha paura (i “cattivi” secondo noi) non va curato con rabbia, fastidio e frustrazione, bensì va messo al sicuro, capito ed amato.

Eì difficile? Sì…perché quell’odio che odiamo degli altri è quello che abbiamo dentro ed abbiamo deciso di tenerci (perché ci sembra giusto)… è quello che proviamo per chi ci ha fatto del male quando eravamo piccoli (“male” è anche indottrinarci a questa società) e quel tipo di rancore è profondo, è quello che non vogliamo vedere, che non vogliamo scorgere perché è così radicato che, in un certo senso, ci fa anche sentire meglio mantenerlo dentro di noi, perché ci sembra che, in qualche modo, ci protegga. C’è chi pensa che l’odio vada esternato ed espresso e che ciò sia utile per renderci conto di dove siamo. Qualcuno pensa che esternandolo si possa osservarlo e curarlo, invece è l’esatto contrario. Esprimerlo non fa altro che mantenerci in quello stato d’odio.
L’odio non va mai espresso. Mai. Va trattenuto ed amato. Non va nascosto, insabbiato. Va tenuto dentro, controllato ed osservato. Ma mai espresso. Esprimerlo, e pensare che sia corretto e giusto farlo, è dannosissimo perché è un modo per giustificarci che odiare ha (almeno un po’) un’utilità. E questo è quello che ci mantiene nella sofferenza. Credere che il nostro fastidio, in qualche modo, sia utile.

Schierarci contro alle persone “cattive” non può far altro che rendere più “cattive” loro e anche noi.
La vera rivoluzione sta nell’amare sinceramente chi, secondo noi, fa del male. Ma ciò non è in alcun modo possibile se prima non ci rendiamo conto che quell’errore che vediamo negli altri è in primis dentro di noi. E’ quello che va amato e guarito. Perché continuare a passare vite su vite ad incazzarci con gli altri per non guardarci dentro, comincia (almeno per me) a non essere più divertente.

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