di Daniela Coin, Consulente per il Benessere Naturale Olistico

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Un consulente è una persona che si mette a disposizione di un’altra e fornisce supporto emotivo, psicologico e pratico, senza avere alcuna pretesa (in teoria) di guarire, salvare, aiutare. In altre parole, mette a disposizione se stessa di chi ne ha bisogno cercando di essere un tramite per la loro evoluzione. Ne deriva che non c’è frustrazione, non c’è obbligo, non c’è aspettativa, non c’è reazione. C’è solo sana comunicazione dove un soggetto più informato ed intuitivo, fornisce alcune nozioni ed interpretazioni e visioni (per carità, anche soggettive) che cercano di aiutare il soggetto assistito nella risoluzione dei suoi problemi. Fermo restando che il consulente dovrebbe per lo meno, come minimo, avere coscienza che non è lui che aiuta l’altra persona ma che solo la persona che ha il problema può aiutare se stessa, il compito del consulente dovrebbe appunto essere quello di affiancare la persona che sta seguendo in quel percorso di riscoperta di sé.

Un terapeuta invece è un soggetto che ha una soluzione. E’ un soggetto esterno che, per opera di qualcosa che compie o di qualcosa che somministra, aiuta e guarisce il paziente. O almeno, lo fa credere. In realtà, se il paziente si fida ciecamente e se il terapeuta è molto abile e convincente, è possibile che il corpo operi una guarigione poiché tutto si plasma su nostra profonda volontà e convinzione. Più difficile è invece che il problema psichico che ha creato il problema fisico venga sanato. Di conseguenza c’è un’alta probabilità che si riverifichi un altro disagio, uguale o, ahimè, anche più complicato e “serio” del precedente.

Per terapeuta intendo chi pratica una qualsiasi disciplina che, furori dalla reale presa di coscienza di sé di un soggetto, abbia lo scopo di curare una patologia.

Molti diranno che la terapia mette il paziente nelle condizioni di ritrovare se stesso e di guarirsi. Può essere anche vero. Se il paziente è pronto, alcuni tipi di terapia possono aiutare ad essere più rilassati, aperti, e a vedere meglio dentro di sé. Inoltre molti terapeuti operano anche una sorta di consulenza insieme al paziente e non tutti hanno atteggiamenti “divini” con pretese di guarigioni miracolose.

Io non demonizzo le terapie, tutt’altro, le ritengo degli ottimi coadiuvanti, dico solo però che sono come le medicine, con la differenza che non indeboliscono il corpo ma la mente. Cosa fa infatti una terapia? Mette il paziente nella condizione di credere che possa esistere qualcosa di esterno da sé stesso che possa risolvere i problemi che lui ha deciso di creare e di avere per delle specifiche ragioni.

Fino a che il paziente non comprende il motivo della sua precisa volontà di creare dei problemi, non guarisce. Temporeggia, può sentirsi meglio mentalmente e fisicamente per alcuni periodi, credendo di avere la soluzione ai suoi problemi. Ma sono illusioni passeggere. Sono giustificazioni per continuare a fare quello che si sta facendo senza prendersene le responsabilità.

La meditazione è la sola attività che l’essere umano possa fare se desidera fare qualcosa per se stesso. Per meditazione intendo: osservazione presente di sé e discernimento. Chi pratica la meditazione con l’intento di zittire l’Io/Ego sta sostenendo un nemico, sta combattendo, sta mantenendo vera la sofferenza. Si può anche meditare senza star realmente praticando la meditazione, è una cosa che fanno quasi tutti quelli che meditano.

Ma non disperiamo. Piano piano qualcosa si schiuderà.

Osservazione.

Osservazione.

Osservazione.

Osservazione.

Osservazione.

Osservazione.

Osservazione.

Senza giudizio, ovviamente. Ovvero senza conclusioni.

Facile, no? 🙂