di Daniela Coin, Consulente per il Benessere Naturale Olistico

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Facciamo subito distinzione tra due modalità di giudizio: “Modalità CHIUSA” e “Modalità APERTA”. Vi dico subito che il 95% (almeno!) di tutti noi occidentali o, per lo meno, tutti quelli che vivono in un sistema sociale basato sull’estrema esigenza di migliorarsi ed accumulare beni, utilizzano la prima modalità.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta:

Modalità CHIUSA: PAURA e SOPRAVVIVENZA

Questo sistema di giudizio è funzionale e spietato. Esclusivamente atto a sopravvivere, crea una chiusura “utile” a proteggersi e mai un’apertura verso una realtà fatta di scoperte. Il meccanismo è abbastanza elementare e lo potete riconoscere tutti, segue questi step: possibile rischio → paura della morte o della sofferenza e di tutte le declinazioni delle varianti non vitali → valutazione della situazione con relativa raccolta dati, spesso incompleti e del tutto soggettivi → conclusione logica basata sui dati poco precisi appena citati – poco precisi perché non completi, ovvero privi di quella componente sentimentale/emotiva che cerca di spingerci con un’energia prorompente nella direzione opposta → reazione di chiusura ovvero auto-esclusione dalla vita.

Ora ve lo spiego meglio con un paio di esempi: poniamo il caso che vi troviate in un posto di lavoro che non vi piace e non vi soddisfa e che desideriate cambiare lavoro. In modalità chiusa, gli step sono usualmente questi:

Rischio di lasciare il lavoro e di non trovarne un altro quindi  paura di trovarmi in difficoltà economiche con tutte le orribili conseguenze del caso  valutazione razionale delle possibilità di successo o di insuccesso dell’eventuale nuovo lavoro prospettato, valutazione che parte da una mente insicura. Tali valutazioni razionali sono sempre mentali ed escludono, per necessità pratica di sopravvivenza, la componente emotiva ¹, probabilmente abituata a credersi incapace a causa di un retaggio socio-culturale derivante da famiglia e media che tendono ad affliggere il morale facendo passare idee quali: estremo sacrificio necessario, crisi, difficoltà in ogni dove, ricchezza=disonestà, etc. In ambito familiare, infatti, molti genitori tendono a sottostimare le potenzialità dei propri figli, cercano di limitarli e controllarli, spesso arrivano a farli sentire sbagliati ed incapaci in modo da poterli meglio ricattare e controllare e questo lede la loro autostima in modo grave e difficilmente sanabile conclusione, basata sulle credenze, ormai ben sedimentate da anni ed anni di oppressione, di non essere in grado di affrontare una nuova situazione lavorativa o di avere poche possibilità di riuscita chiusura, ovvero ritorno alla condizione afflitta e sofferente, con l’aggiunta dell’ennesima delusione ed annessa “scrittura dati nell’inconscio” del messaggio “non sono capace/non posso farcela“, messaggio che si riproporrà sempre con più forza man mano che andremo, di volta in volta, a sostenerlo.

(¹) la componente emotiva/sentimentale non può, per ragioni funzionali, essere presa in considerazione quando si applica un sistema razionale funzionale alla propria sopravvivenza. Es: se un leone vuole mangiarmi, non posso applicare la parte sentimentale che mi dice che il leone è bello, è in via d’estinzione, che sta solo facendo quello che è nella sua natura e che non è cattivo! Dovrò necessariamente difendermi, se necessario anche uccidendolo! Altra questione invece riguarda la sopravvivenza della specie per quelle creature che basano la loro intera sopravvivenza sul branco; può quindi accadere che un componente si sacrifichi in nome del benessere collettivo.

Lo stesso facciamo quando ci piace una persona: il rischio è quello di mettersi in gioco e cambiare la propria vita la paura riguarda la possibilità di soffrire molto nel caso probabile in cui, prima o dopo, possa finire la relazione o nel caso in cui fosse difficile convivere con questa persona e, talvolta, anche la paura di non riuscire a ristabilire una volta lasciati la condizione precedente di equilibrio che si era riusciti ad ottenere prima che quella persona entrasse nella nostra vita la valutazione razionale, in questo caso, si baserà sui pro e sui contro. Il pro può essere il godere della compagnia di una persona che ci piace e che aggiunge qualcosa alla nostra vita ma i contro potrebbero essere infiniti: cambiamento radicale dello stile di vita, caratteri incompatibili, visione della vita differente, eventuali gelosie, possibili tradimenti, scelte (anche economiche) determinanti e vincolanti (esempio: conoscere i parenti, prendere casa insieme, fare dei figli, etc.) la logica conclusione sarà quella che i rischi sono maggiori dei benefici (sto sempre parlando di valutazioni razionali che escludono la componente emotiva/sentimentale) e che non ne vale assolutamente la pena quindi la chiusura si manifesterà attraverso titubanze, tira e molla o risoluzione totale dei rapporti (cosa che, se c’è una componente sentimentale molto forte, farà soffrire anche noi).

Il motivo per cui questa modalità è fallimentare è il seguente: cestinare una possibilità in nome di una proiezione personale basata su una raccolta dati condizionata dalle nostre paure, non ci porterà mai ad ottenere dei risultati davvero rasserenanti. L’essere sereni, infatti, è una componente emotiva. La razionalità può di certo dare delle garanzie apparenti, e noi potremo trovarle sensate ed inoppugnabili, ma non ci darà mai la possibilità di andare oltre noi stessi e quindi oltre le nostre paure. Di conseguenza la serenità sarà solo apparente (razionale) ma interiormente proveremo sempre un senso di insoddisfazione personale, di carenza affettiva e di mancanza di sicurezza in quanto la nostra parte emotiva sarà stata messa a tacere in modo coatto e rimarrà latente, lasciando sempre quella sensazione di “non risolto” e di potenzialità non approfondita e non sfruttata per una crescita interiore.

L’alternativa per sanare dubbi e indecisioni… IL METODO:

Modalità APERTA: SCOPERTA ed EVOLUZIONE

Tutti noi tendiamo velocemente ad abbandonare questa seconda modalità, spesso già in età adolescenziale, perché i risultati che ci propina non sono in linea con quello che crediamo dovrebbe essere il corretto andamento della nostra vita. In realtà si tratta di un errore di calcolo basato su presupposti falsati in partenza. Mi spiego meglio: noi tutti utilizziamo un sistema di valutazione di “giusto e sbagliato” che ci è stato tramandato, dalla famiglia e dalla società in cui viviamo. Non serve un genio per capire che tale sistema sia un tantino fallaceo, ovvero: se consideriamo che lo scopo è l’ottenimento del benessere dell’individuo e quindi di una sua felicità, serenità e salute psico-fisica, basta guardarsi intorno per capire che, il metodo di valutazione che tutte le persone utilizzano per scegliere cosa è bene e cosa è male, non è del tutto corretto. Non so voi ma io conosco più persone tormentate che persone realmente felici, serene e spensierate.

Il motivo di questo tormento è che quasi sempre compiono scelte basate sulla loro idea di giusto e di sbagliato, idea che vive perennemente nel conflitto tra razionalità (pensare con la mente) e sensazioni (sentire col cuore).

L’ETERNO CONFLITTO CHE ALLONTANA LA SERENITÀ

La ragione per cui le persone non sono mai felici di ciò che hanno è che non hanno mai quello che vogliono in quanto prendono sempre e perennemente decisioni conflittuose. Ciò accade perché non sanno bene chi sono e quindi non sanno neanche cosa vogliono. Non posso chiedere a una zebra se preferisce mangiare una bistecca o dell’erba fresca se lei non sa chi è; la sua risposta si baserà su un qualcosa di razionale applicato ai suoi schemi. Se avrà visto sempre animali intorno a lei mangiare carne, sceglierà la carne per logica associazione e probabilmente morirà nel giro di poco.

Lo stesso facciamo noi: non sappiamo bene chi siamo, quindi non sappiamo bene cosa vogliamo e quindi scegliamo utilizzando la ragione. La zebra non potrà mai mangiare una bistecca perché lei sa chi è, senza bisogno che qualcuno glielo dica, e non si fa problemi ad ascoltare quella parte di lei che le suggerisce cosa sia meglio fare per stare in salute. La zebra, che non è stata educata dall’uomo, sa bene che per lei è meglio l’erba rispetto alla carne (o del cibo artificiale che propinano gli uomini). Non si tratta di definire se la carne o l’erba siano giusti o sbagliati in assoluto, si tratta semplicemente di ascoltare quella parte di noi che ci dice cosa è meglio fare in relazione a noi stessi e alle nostre necessità. Tante persone sono morte per inseguire i loro ideali, per salvare qualcuno, per far valere dei diritti fondamentali dell’uomo: queste persone non agivano utilizzando la ragione ma utilizzando il cuore, ovvero quello che sentivano di fare, in barba anche alla tutela della loro vita.

La sofferenza viene dal conflitto tra le due parti: se noi riuscissimo, ad esempio, ad essere coerenti con la nostra decisione razionale (forse qualcuno ha un sistema di controllo molto sviluppato e ci riesce meglio di altri), e con i risultati che ne susseguono, non proveremmo nessuna sensazione di indecisione, di conflitto interiore e di paura che le nostre scelte non siano del tutto giuste. Se riuscissimo veramente a bypassare l’aspetto emotivo delle situazioni, ovvero quello che secondo la razionalità ci mette in pericolo e rischia di destabilizzarci, vivremmo serenamente. Spesso possiamo applicare queste scelte del tutto razionali, tralasciando l’aspetto emotivo, in ambito lavorativo: non è difficile in quanto si presume che il lavoro sia qualcosa di abbastanza meccanico (poi dipende dal lavoro!) e che quindi occorrano decisioni lineari e pragmatiche (spesso, il sesso fine a sé stesso, rientra in questo ambito). Lo stesso non accade negli altri contesti, soprattutto in quello amoroso (partner) ed affettivo (famigliari).

SEGUIRE IL CUORE…

È ovvio che non stiamo parlando di quel muscolo che pompa sangue nel corpo. Quando si dice “agire col cuore” si intende l’azione di ascoltare quello che la nostra parte intuitiva ci suggerisce (intuito /in’tuito/ dal lat. intuĭtus -us “l’atto di guardare o di vedere dentro” – in filosofia: capacità di comprendere una verità in modo diretto e immediato, senza bisogno di ragionamento) e di comportarci di conseguenza, senza operare in ogni modo per silenziare i messaggi che giungono dall’emisfero cerebrale destro che è la sede della creatività, dell’espressione, della realizzazione interiore e dell’amore.

La razionalità ha ragione di esistere in un contesto attuale che basa tutto sulla sopravvivenza pragmatica e non sull’utilitarismo (dal latino utilis, utile – secondo cui ciò che è “bene” o “giusto” è ciò che aumenta la felicità degli esseri sensibili – da Wikipedia). Non dovrebbe però arrivare a prevalere sulle sensazioni “di pancia”, sull’intuito, sui sentimenti sinceri che si provano. Non parlo dell’ottenimento di un qualche tipo di vantaggio su cui lucrare in qualche modo (economicamente o emotivamente). Non parlo di dipendenze. Quando c’è una sensazione di mancanza e un impellente bisogno, l’istinto ad agire non viene mai dal cuore; è sempre una necessità razionale. Quando invece, contrariamente a ciò che dice la ragione, proviamo un forte bisogno interiore di agire in modo contrario a quello che la mente ci spinge a fare, allora è probabile che si tratti di una voce più profonda e saggia. Questa voce non è lì per farci fare quello che la mente pensa che sia giusto fare in base a quello che ha imparato. Il solo scopo della voce interiore è quello di farci esperire la vita a 360° in tutte le sue forme, soprattutto per ciò che riguarda l’evoluzione interiore, ovvero per curare quella parte di noi che si sente inadatta ed incompleta, attraverso le esperienze di vita più utili per noi, per migliorarci e per stare meglio. Noi invece razionalmente tendiamo a non rischiare mai per paura di fallire e questo ci blocca letteralmente infinite possibilità di migliorare la nostra vita e ci fa rimanere fermi. Annulla la scoperta e la possibilità di conoscere realmente ciò che siamo, al di là delle apparenze e al di là del sistema di controllo che abbiamo edificato.

Non solo, le persone che, senza riserve, hanno seguito quella strada suggerita dal cuore e che hanno proseguito a cuor leggero lungo quella via, hanno quasi tutte migliorato di molto la qualità della loro vita, non solo a livello interiore ma anche e soprattutto, per logica conseguenza, su un piano esteriore. Quando seguiamo quello che sentiamo di fare, infatti, smettendo di avere paura riguardo ciò che la ragione ci dice che andrebbe fatto, cessiamo subito di sbagliare ed iniziamo a fare scelte centrate e produttive, in tutti gli ambiti. Ciò non significa che la ragione andrà a farsi benedire. Verrà comunque utilizzata per la gestione pratica ma non prenderà decisioni al posto nostro.

In altre parole, per riprendere gli esempi di cui sopra, è assai probabile che il lavoro che troveremo sarà di gran lunga più appagante di quello che avevamo prima e, allo stesso modo, è facile che il nostro nuovo partner possa permetterci di conoscere una parte di noi che non avevamo mai considerato, eventualmente anche attraverso dei confronti produttivi volti a migliorare il nostro modo di rapportarci con gli altri. Tutelandoci e chiudendoci non avremmo mai fatto esperienza di quel nuovo lavoro, magari anche più difficile ed impegnativo del precedente ma più appagante ed utile ad aumentare le nostre capacità. E non avremmo mai conosciuto quella persona che ci ha fatto capire determinate cose, o provare sensazioni diverse, o messo davanti ai nostri limiti e alle nostre potenzialità.

Ciò che logicamente appare più giusto non è detto che lo sia sempre e in assoluto.

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