di Daniela CoinConsulente per il Benessere Naturale Olistico

13 gennaio 2013

Ratto-di-Proserpina-grande

Quasi tutti noi, se ci fermiamo ad ascoltarci, magari dopo una giornata di lavoro intensa o un evento destabilizzante in famiglia o sul posto di lavoro, sentiamo un senso di sconforto, di ingiustizia, di vuoto e veniamo assaliti da paura, senso di panico, smarrimento e successivo desiderio ossessivo compulsivo di trovare un modo per colmare quel vuoto.

Ma da dove viene questo vuoto?

Tante persone dicono che questo vuoto non dovrebbe esserci perché fa soffrire.

Allora i più pigri ed inconsapevoli guardano la tv, telefilm, fiction, reality et similia, invece alcuni audaci propongono addirittura tecniche di autoconvincimento (tecniche che mirano ad infondere nuovi stimoli e messaggi a livello di sub/inconscio) in modo da sentirsi più consapevoli, persone migliori e riuscire nella vita, negli affetti e negli affari. Questi ultimi non sono meno disperati dei primi, anzi. Spesso l’ “uomo-TV” è molto più consapevole del suo stato di smarrimento rispetto all’ “uomo-CONVINTO”.

Il vuoto è la percezione di uno stato alterato rispetto allo “stato naturale” in cui ogni uomo dovrebbe trovarsi da sveglio, cioè da Fuori-Matrix, cioè dove si ha una visione d’insieme e dove si percepisce lo stato delle cose nella sua interezza, dove si sente di far parte dell’Uno e che ogni cosa è interconnessa, come anche i fisici della meccanica quantistica stanno divulgando.

Lo stato alterato viene causato dall’educazione, dalla società in cui il bimbo viene concepito, quindi dai genitori e dai loro pensieri ed atteggiamenti, dai parenti e dall’educazione che viene loro impartita, un’educazione che non li lascia liberi di esprimersi, che li ferisce a più riprese e che li spinge a chiudersi e a staccarsi da questo “stato naturale”. Il bambino sente che tutto intorno a lui è diverso, crede di essere sbagliato e si uniforma alla media, alterando il suo stato, passandolo da percettivo a condizionato. Questo status, che al concepimento è perfetto ed equilibrato, viene alterato anche perché il bambino – solitamente dal concepimento fino ai tre anni – aleggiando in questo stato percettivo ma circondato da persone alterate, sconnesse ed ossessionate dalla paura, viene da questi ultimi continuamente ferito senza che questi se ne rendano minimamente conto. Tutto questo porta il bambino a sentirsi sbagliato e a mutare il suo stato normale, sensibile e percettivo, quindi a mutare la propria vibrazione, andando fuori fase, chiudendosi, cominciando a non sentirsi più unito a tutto, sentendo solo divisione e conflitto e, crescendo, ritenendolo uno stato normale solo perché condiviso da chiunque conosca.

(Quando poi conoscono qualcuno che si trova in uno stato normale, o lo idolatrano o lo chiamano pazzo!)

Cosa facciamo con questo vuoto, una volta che decidiamo di non fingere indifferenza nei suoi riguardi?

Tanti dicono che non bisogna cercare di riempirlo, che dobbiamo sentirci Uno con tutte le cose, che dobbiamo allora fare meditazione, corsi per imparare a sentirci alberi, corsi per sbloccare il 7mo chakra, e chi più ne ha più ne metta.

Io non starò a condannare nessuna di queste pratiche, tanto più che ad esempio la meditazione, se fatta senza deliri di onnipotenza ma solo con umiltà e rilassatezza, è molto utile. Credo che sia bene che ognuno percorra la strada che ritiene opportuna. Io consiglio solo un minimo di sincerità con se stessi nel riconoscere, eventualmente, di star camminando nella melma come tutti gli altri.

Ho scritto questo articolo per rassicurare tante persone, in particolare tutte quelle che, superata la fase del fanatismo spiritualistico (dove il così detto “Io Spirituale” ci convince di star provando stati di coscienza elevatissimi di contatto con l’Uno per poi, il giorno dopo, essere in procinto di suicidarsi o uccidere il partner perché riceve un sms a mezzanotte), decidono di indagare concretamente quello stimolo incessante che hanno di usare le cose, gli animali e le persone, per sentirsi meglio.

Quel che vorrei dire a queste persone è: fatelo pure ma fate attenzione!

Se state usando una persona per un vostro scopo, per colmare un vuoto, fatelo pure. Ma diteglielo.

Spesso prenderne semplicemente coscienza da soli non è sufficiente perché la mente trova mille giustificazioni per continuare ad usare indiscriminatamente ma con una ragione ben studiata e sorretta da mille tesi. Ad esempio se uso il mio partner perché non voglio stare da sola, perché dividiamo l’affitto o perché sono uno sgorbio e non ne trovo un altro, potrei facilmente giustificarmi pensando “Beh ma anche lui lo fa – a lui va bene – lui mi cerca – anche lui ha bisogno di me” etc, e la consapevolezza va a farsi benedire in due minuti, anche meno! Inoltre questo modo di USARE è un modo orribile, infame, disonesto e che ci causerà tanta tristezza prima o poi in quanto, agendo in modo meschino e per proprio tornaconto, riceveremo sette volte tanto.

Ma un atteggiamento onesto ed umile nei confronti di questa nostra manifestazione di debolezza, un comportamento sincero che ci permetta di rivelarci per come siamo, che ci dia modo di non prendere in giro nessuno, non è un atteggiamento da condannare e nemmeno da evitare.

Anzi, la manifestazione di questi atteggiamenti, SEMPRE unita alla sincerità nel rivelarlo, è una grande manifestazione di forza e di volontà.

Reprimendo questa manifestazione, invece, è facile vivere situazioni di frustrazione, disagio. Sentirsi sporchi e colpevoli per colpe che non abbiamo.

Rincorrere l’illuminazione non è la strada da seguire perché quello status non si può raggiungere attraverso la volontà della mente perché la mente stessa non permetterà il suo annullamento, nemmeno se provvisorio.

Cercare di controllare la perdita di controllo è, di per sé, insensato. Causa insoddisfazione o, peggio ancora, finta soddisfazione data dall’autoconvincimento del raggiungimento di uno status che è solo nella mente. Mente che, peraltro, è perfettamente cosciente di non essere comunque felice nella sua interezza.

Il bisogno di contatto, condivisione, affetto inteso come scambio, è un’attività sana, benevola, salutare ed indispensabile. La mancanza di contatto e scambio crea squilibri e danni a livello psicofisico. L’uomo è un animale sociale e pertanto deve accettare la sua natura che lo spinge a cercare appagamento nell’interazione con gli altri esseri umani.

Le mosse meschine, invece, che molti sfruttano per ottenere vantaggi sul piano prettamente materiale, quelle vanno smascherate e l’unico modo è quello di essere sinceri con se stessi, porsi tante domande, andare a fondo sul perché delle nostre azioni, imparare a riconoscere quando certi gesti li compiamo per vantaggio e necessità e quando sono realmente gratuiti, amorevoli e mossi da compassione e condivisione senza aspettativa.

Avere l’umiltà di informare la persona che stiamo usando, prendendoci la responsabilità di far cessare il legame perverso, cioè l’imbroglio a danno dell’emotività di qualcuno, che tiene in piedi il nostro vantaggio emotivo od economico.

Un’eventualità, di fronte a due persone che stiano facendo un percorso di crescita e che abbiano entrambi coscienza di questi meccanismi, è anche quella di tenere in piedi queste dipendenze ma con la collaborazione attiva di entrambi nel rendersi conto delle dinamiche di controllo che entrambi effettuano, o cercano di effettuare, a danno dell’altro. In questo modo, attraverso l’osservazione e la presa di coscienza, l’umiltà e la sincerità, poco a poco andranno sciogliendosi le tensioni e quelle manifestazioni, dapprima puramente egoistiche, prenderanno forme più sincere, quindi più simili a scambio, condivisione ed affetto amorevole.

In fondo, non è l’affetto, la sicurezza, l’amore quello che tutti desideriamo? Nel regno animale questo scambio c’è, soprattutto nei mammiferi, ed è sano, benevolo e non sottovalutiamo il potere di guarigione dato dallo scambio di vibrazioni positive che si genera dal contatto pelle-pelle in situazioni di sincerità e condivisione gratuita.

Preciso, non sto incitando nessuno ad usare gli altri, utilizzando come scusa “Sì ma io te l’ho detto… lo sai quindi sono problemi tuoi se poi stai male!” ed andare avanti una vita a sfruttarsi a vicenda solo perché ce lo siamo detti. Persone deboli o che non hanno apparente alternativa, anche sentendosi dire da un partner “Ti uso perché ho bisogno di una donna che mi faccia il bucato!” potrebbero accettare da sottomesse questa situazione, ed in questo caso non si starebbe producendo nessuna evoluzione da nessuna delle due parti.

L’evoluzione avviene quando, osservando e portando alla luce alcuni meccanismi, si smette progressivamente di esserne schiavi, di provare terrore in caso di loro mancanza. Quando si smette di soffrire se non si viene ricambiati, se non si ha quello che si vuole per proprio vantaggio esclusivo e personale. Quando ci si assume in prima persona la responsabilità per il proprio status, per i propri mali, senza dare la colpa all’esterno, soprattutto a quelle persone che ci sono vicine e che, bene o male, sono nella stessa nostra barca piena di buchi.

www.cureolistiche.it

La solitudine, la tristezza, la disperazione che lei prova senza la persona che ama esistevano prima che lei si innamorasse. Quel che lei chiama amore è semplicemente uno stimolo, la copertura temporanea del suo vuoto. Lei è sfuggito alla solitudine attraverso una persona, ha usato questa persona per coprirla.. Il suo problema non è questo rapporto, ma piuttosto il problema del suo vuoto personale. Fuggire è molto pericoloso perché, come certe droghe, la fuga nasconde il problema reale. Lei cerca continuamente l’amore per riempirsi dal di fuori, perché non ha amore dentro di sé. Questa mancanza d’amore è la sua solitudine e quando lei ne vedrà la verità non cercherà mai più di riempire la solitudine dall’esterno con cose e persone. C’è una differenza tra il capire la futilità di questa fuga e il decidere di non lasciarsi coinvolgere in questo tipo di rapporto. Una decisione non serve perché rafforza la cosa contro cui lei decide. Comprendere è del tutto diverso. La decisione è repressione, violenza, conflitto, ma vedere che questa solitudine, questo vuoto dentro di lei esistono e che qualsiasi iniziativa da parte dell’osservatore per cambiarli non fa che rafforzarli, questa è comprensione. Anche chiamarla solitudine è un’azione dell’osservatore per liberarsene. Questa azione non cambia niente, rafforza semplicemente la solitudine; ma l’inazione completa rispetto alla solitudine, quella è cambiamento. È andare al di là del sentimento e del pensiero, eluderli. Qualunque cosa accada dentro di lei – rabbia, depressione, gelosia, o qualsiasi altro conflitto – lo lasci cadere all’istante. Vi metta fine. – Jiddu Krishnamurti

Leggi anche >> L’amore secondo Jiddu Krishnamurti

 

Altri spunti di riflessione sul tema:

C’E’ SETE DI AFFETTO – http://eccocosavedo.blogspot.it/2008/12/c-sete-di-affetto.html

LA VISIONE DELLA REALTA’ – http://www.salvatorebrizzi.com/2012/08/la-visione-della-realta.html

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