di Matteo Camorani

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“Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.
A Chuck Norris però, oltre ai coperchi, ha fatto anche un frigorifero, un forno microonde,
una mountain bike e un televisore LED 40”.

Il diavolo, questo solito noto

latestSe considerassimo vero e valido tutto ciò che si dice di lui e gli si attribuisce, probabilmente in quanto a potenza e capacità farebbe concorrenza a Chuck Norris. Fortunatamente il popolo ha il simpatico vizio di esagerare sempre tutto, per cui possiamo dormire sonni tranquilli.

Del resto, è comprensibile. L’umanità ha da sempre bisogno di spauracchi su cui proiettare i propri conflitti interiori. E quale migliore spauracchio del grande corruttore del mondo, la fonte di ogni sofferenza, il signore del male in persona?

Fin dalla notte dei tempi, ogni cultura ha un proprio modo di personificare il male: esiste un vastissimo pantheon di demoni, divinità, entità e spiriti, ognuno dei quali con una storia, caratteristiche e raffigurazioni uniche. Sarebbe impensabile analizzarle tutte in questa sede, per cui ci limiteremo a fare alcune riflessioni sulla personificazione del male che qui in Occidente tutti conosciamo e verso cui tutti, chi più chi meno, proviamo una certa familiarità: la figura di Satana e quella di Lucifero, solitamente intese come la stessa entità.

il_diavoloOccorre premettere che tanti nomi satanici giunti ai giorni nostri, in origine, non designavano affatto il diavolo né il male. Erano perlopiù nomi di forze naturali o divinità pagane, che il cristianesimo associò arbitrariamente al male affinché i popoli ne prendessero le distanze. Il caso più famoso è senza dubbio quello del povero Pan, mezzo uomo mezzo caprone (dio greco delle campagne e dei pascoli), che fu demonizzato dagli inquisitori cristiani medievali al punto che, nell’immaginario popolare, i suoi tratti iconografici (zoccoli, gambe caprine, barba a punta, corna) vennero progressivamente assunti dalla figura del Maligno… fino ai giorni nostri.

E questo “diavolo noto” ha una storia che ci suona familiare, anch’essa tramandata fino a oggi, ma sulla cui origine, curiosamente, nessuno si interroga mai.

Insomma, che storia ha questo diavolo?

La storia che tutti conosciamo comincia con un angelo bellissimo, biondissimo e saggio, tale Lucifero, il più vicino a Dio per intelligenza e virtù, innamoratissimo e devotissimo di lui, che tuttavia una mattina (probabilmente nervoso a causa di una nottataccia insonne), si sveglia intenzionato a prendere il posto di Dio stesso, non contento di essere la creatura più vicina a lui. Dimostrando una certa mancanza di logica, o meglio, una colossale idiozia (che farebbe sorgere domande sulla sua effettiva intelligenza), decide di aizzare altri angeli frustrati di serie B con lo scopo di dargli manforte, e organizzare una ribellione per muovere guerra nientemeno che contro Dio in persona (che notoriamente è un tipo onnipotente, e anche piuttosto irascibile). Si formano così due fazioni angeliche che cominciano a darsi battaglia. Il fatto che gli angeli siano incorporei e non possano morire non fa sorgere in loro il minimo dubbio circa il senso di quello scontro, e così continuano convintissimi a darsele di santa ragione per un tempo indefinito, senza risolvere nulla di fatto.

La colonna sonora scelta da Dio mentre puniva i superbi angeli ribelli cacciandoli all’inferno.
Può anche essere ascoltata in sottofondo a questo articolo per una maggiore immedesimazione coi fatti narrati.

Queste intelligentissime (?) creature spirituali continuerebbero volentieri ad azzuffarsi in eterno se il buon Dio, seccato da tutto quel baccano là fuori, dopo aver acceso lo stereo e messo su Highway to Hell degli AC/DC a tutto volume, non schioccasse le dita, facendo piovere fuoco, folgori, fiamme e zolfo sugli stolti angeli ribelli. Lo scontro finisce male per il povero Lucifero (c’erano dubbi?), con buona pace di quanti avevano scommesso su di lui; viene fatto precipitare insieme ai suoi scagnozzi nelle profondità della terra, nell’inferno, un luogo pieno di fuoco e lava, ma curiosamente privo di riscaldamento centralizzato.

Da questo momento Lucifero assume l’appellativo di Satana e il titolo di signore dell’inferno, dove regna con i suoi sottoposti e trascorre l’eternità a tramare segretamente contro Dio per vendicarsi, fargli i dispetti, spodestarlo e conquistare il paradiso, nonostante sappia benissimo che il Padreterno è piuttosto onnipotente e onnisciente (quasi quanto Chuck Norris), nonché assai poco incline alla competizione sportiva.

Ora, da questo quadro emerge un Lucifero piuttosto disturbato, con gravi deficit cognitivi, palese bipolarismo condito con un principio di Alzheimer, e incline a un masochismo compulsivo che lo intrappola in una spirale psicologica autodistruttiva.

Non ha alcun senso, eppure questo è ciò che ci insegnano da sempre. E se ce lo insegnano da sempre, vorrà pur dire che la Bibbia racconta questa storia con dovizia di dettagli… no?

No??

NO, la Bibbia non ne parla proprio!

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Sorpresa!

Se pensavate che tutto questo fosse narrato nel libro sacro, che tutti venerano ma che nessuno legge (!), avete preso un granchio. La Bibbia si apre con le vicende del Gan Eden e la creazione degli Adam, e non esiste alcun prequel che racconti cosa è accaduto prima.

La favola demenziale dell’orgoglio di Lucifero, della sfida a Dio, della ribellione, degli angeli caduti e della punizione finale, è una pura invenzione mitologico-teologica senza alcun reale fondamento biblico, entrata tuttavia nell’immaginario comune soprattutto grazie alle interpretazioni romanzate di poeti leggendari come Dante Alighieri (Divina Commedia) e John Milton (Paradise Lost), entrambi autentici geni letterari.

“Lucifero” è semplicemente il nome con cui in antichità veniva chiamato il pianeta Venere, l’astro più luminoso del firmamento, il primo a sorgere e l’ultimo a tramontare. Il nome di Lucifero non compare nell’Antico Testamento se non una sola volta, con riferimento a un essere umano, ovvero quando il profeta Isaia descrive in modo beffardo la caduta del re di Babilonia (Ezechiele 28,12.14-16):

Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figlio dell’aurora? Come mai sei stato gettato a terra, tu che atterravi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: “Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del nord; salirò sulle parti più alte delle nubi, sarò simile all’Altissimo”. Invece sarai precipitato nello Sceol, nelle profondità della fossa.

Nel Nuovo Testamento, invece, il nome compare solo per indicare la stella del mattino e, paradossalmente, la stessa figura di Gesù (2 Pietro 1:19):

E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.

Non solo. In Apocalisse 22,16 è lo stesso Gesù a definirsi “lucente stella del mattino”, di fatto usando l’appellativo “Lucifero” come un proprio titolo:

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino.

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Satanael incontra Eva nel fumetto ELOHIM di Riccardo Rontini, ispirato alle traduzioni bibliche letterali di Mauro Biglino

Il termine “Satana”, invece, origina dall’ebraico Śāṭān, un nome comune che significa “oppositore”, “antagonista”, “nemico”, “accusatore”. Le sue origini sono tuttavia più antiche: il termine deriva dal sumerico ša-tām, che significava banalmente “capo (di una amministrazione)”. Fu San Girolamo, nel IV secolo d.C., a tradurre l’ebraico Śāṭān nel latino diabŏlus (colui che divide).

Nell’Antico Testamento il nome “Satana” compare solo 4 volte, e sempre con riferimento a un angelo subordinato a Yhwh e a lui obbediente. Piuttosto curioso. Nel Nuovo Testamento, invece, viene effettivamente citato più volte come oppositore e tentatore di Gesù.

In ogni caso, l’associazione tra Satana e il “serpente” della Genesi è molto tardiva, e attuata esclusivamente dalla teologia cristiana (e non, ad esempio, da quella ebraica): del resto, il passo biblico in questione lo descrive come un semplice animale (seppur più astuto degli altri), e non traspare alcun indizio che possa farci presumere che quel serpente sia proprio il diavolo in persona, né tantomeno viene fatto alcun cenno circa le motivazioni dietro al suo agire.

Questa premessa storico-esegetica non serve a trarre conclusioni di sorta, ma solo a farci capire quanto sia discutibile fondare una qualsivoglia convinzione sulla presunta autorevolezza di un testo sacro, specialmente se questo testo è il libro più manipolato e rimaneggiato della storia umana, come da anni il buon Mauro Biglino continua a spiegare. La necessità di dare un senso alle pesanti, innumerevoli e illogiche contraddizioni bibliche costringe, da millenni, orde di teologi a produrre migliaia di pagine di elucubrazioni per giustificarle (ahimé, senza grosso successo).

In altre parole: per farci un’idea sull’origine e la natura del male, non possiamo basarci su una favola insegnata da una religione nel cui libro sacro NON c’è neppure traccia di tale favola, ma in cui questo “povero diavolo” anonimo (giacché “śāṭān” non era un nome proprio, ma piuttosto il nome di una carica) viene prima descritto come servo obbediente, e successivamente come demone cattivo.

Quello che possiamo fare però è osservare la storia umana, il passato e il presente, fare riflessioni, cogliere analogie e giungere a conclusioni intuitive. Ed è proprio ciò che si propone questo articolo.

Satana e Lucifero: il duplice aspetto

Riassumendo: secondo il catechismo cristiano-cattolico, Lucifero sarebbe il nome originale del superbo angelo (di cui la Bibbia non parla) prima della sua presunta ribellione (di cui la Bibbia non parla) e della fantomatica e folle battaglia contro Dio (di cui la Bibbia non parla), mentre in seguito alla sua sconfitta e al suo esilio negli inferi (di cui la Bibbia non parla) avrebbe assunto il nome di Satana.

Prometeo, colui che offre la fiamma agli uomini, precursore di Lucifero

Prometeo, colui che offre la fiamma agli uomini, precursore di Lucifero

Ora, tralasciamo per un attimo l’aspetto mitologico e la traballante attendibilità delle sacre scritture, prendiamo per “simbolicamente vera” questa storia e addentriamoci nel simbolo vero e proprio. Proviamo ad assumere la prospettiva della concezione cristiana, quella attualmente più diffusa, cercando di capire il vero significato della figura di Satana e di quella di Lucifero, nomi che (entrambi o singolarmente) compaiono come entità distinte anche in testi e miti di altre religioni, ma che solo il Cristianesimo fa convogliare nello stesso personaggio.

Iniziamo dicendo che entrambi i termini possono riferirsi allo stesso principio, ma si focalizzano su due aspetti differenti e complementari, ben definiti dalle diverse etimologie che abbiamo già analizzato:

  • Satana è l’aspetto oppositore, ribelle, disobbediente, irriverente, dissacrante, che  non riconosce l’autorità, in quanto desidera autodeterminarsi anziché seguire la strada che altri hanno tracciato per lui.
  • Lucifero è l’aspetto misericordioso, compassionevole, legato al portare all’uomo la luce (ovvero la conoscenza in grado di liberarlo) e disposto a smarrire il suo status di purezza pur di raggiungere questo obiettivo, quindi simbolo del sacrificio eroico e disinteressato.

Il culto del diavolo… o il culto dell’uomo?

Se a un livello popolare Lucifero e Satana sono usati come sinonimi, basta un minimo di approfondimento per scoprire che ognuno di questi simboli ha originato filosofie, scuole di pensiero e movimenti molto diversi tra loro.

Satanismo

Il satanismo si concentra sulla figura di Satana come oppositore contrapposto al Dio dogmatico che pretende obbedienza cieca.

BaphosimbA dispetto delle suggestive e macabre immagini con cui viene dipinto dalla cultura di massa, il vero satanismo non ha nulla a che vedere col “male”: è di fatto il culto dell’uomo, una forma di umanesimo che considera la realizzazione personale dell’individuo (la piena comprensione e manifestazione delle proprie capacità, talenti, ecc.) come obiettivo ultimo dell’esistenza.

Contrariamente alla credenza popolare, si tratta di una religione atea e materialistica che rigetta qualsiasi pretesa soprannaturale, e che non sarebbe neppure classificabile come religione dal momento che non crede né all’esistenza di Dio né a quella di Satana, la cui figura viene utilizzata solo come simbolo tradizionale per rappresentare e veicolare questi concetti.

La “Chiesa di Satana” fondata da Anton LaVey nel 1966 è l’esempio di satanismo più diffuso, anche se di fatto non è una chiesa né una religione, ma piuttosto una filosofia di vita.

Esiste anche una corrente minoritaria che crede nell’esistenza di un ente soprannaturale di nome “Satana” e che lo adora con ritualità e liturgie. È definito “satanismo spirituale” ed è a tutti gli effetti una religione, anche se si tratta di una corrente minoritaria e relativamente moderna.

Sia il satanismo ateo sia quello spirituale, comunque, si focalizzano NON sul raggiungimento/invocazione del “male” (come ci insegna il marketing clericale), MA bensì sulla crescita, gratificazione e celebrazione dell’essere umano in quanto tale.

Luciferismo

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Parallelamente esiste anche il Luciferismo o Luciferianesimo, una corrente gnostica che si focalizza sull’aspetto luminoso di Lucifero (piuttosto che sul suo ruolo “oscuro” di antagonista), il quale diventa il compassionevole ed eroico portatore della conoscenza agli uomini a discapito della propria condizione e del proprio status, esattamente come Prometeo.

Il tuo delitto divino fu l’essere gentile,
di rendere con i tuoi precetti la somma
dell’umana infelicità minore.
(George Gordon Byron, Prometeo)

Il luciferismo è meno popolare e meno diffuso del satanismo in quanto ha una connotazione generalmente più esoterica (e, diciamola tutta, è anche meno “trasgressivo” proprio perché non si focalizza sulla contrapposizione/ribellione: ci sono tantissime persone arrabbiate che trovano in questo archetipo un canale in cui convogliare la propria ira atavica), ma è comunque piuttosto conosciuto da chi approfondisce queste tematiche.

I luciferisti considerano Lucifero come un archetipo spirituale sostanzialmente benevolo, che per giungere all’uomo si fa sempre più “denso” e pesante, perdendo gradualmente la propria connotazione puramente spirituale, ma rendendo al contempo questa conoscenza (la gnosi o sophia) accessibile alla comprensione dell’uomo.

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Al di là del diverso focus, ciò che accomuna satanismo e luciferismo è il loro sostanziale antropocentrismo, contrapposto al teocentrismo proprio della religione: mentre queste filosofie si focalizzano sull’essere umano in quanto tale, la religione si basa sul Dio e sull’anelito trascendentale che permette di entrarvi in contatto.

Ma allora, perché il diavolo è associato al male?

Nelle figure fin qui descritte non c’è alcuna traccia di malvagità. C’è forte volitività, desiderio di affrancamento, di autodefinirsi, di essere liberi, ma mai sadismo, mai desiderio di causare sofferenza, né tantomeno di trascinare anime a un presunto inferno (di cui la Bibbia non parla).

Neppure la figura più “sinistra”, quella di Satana-oppositore, è intrinsecamente malvagia. Un oppositore non si oppone per il gusto di contrapporsi, ma perché mosso da priorità e ideali diversi da quelli dell’autorità; un ribelle non si ribella per capriccio, ma perché desidera un mutamento della propria condizione che altrimenti sarebbe impossibile. Se tanti uomini non si fossero ribellati alle ingiustizie e ai soprusi del loro tempo, noi come vivremmo oggi? Non si può associare a priori il concetto di “ribellione” al concetto del “male”: sarebbe pretestuoso e intellettualmente disonesto.

Ma allora, per quale motivo Lucifero/Satana viene associato al Male assoluto e intenzionale, quello con la M maiuscola?

433abc03f5c7f95a5c4ed074da5c7fb6Il motivo è semplice. A un livello squisitamente simbolico, la contrapposizione tra la figura del Dio e quella del Diavolo non è altro che l’eterna contrapposizione tra il credere e il conoscere:

  • da una parte c’è un Dio austero, inconoscibile e insondabile, che esige fede, rispetto e obbedienza;
  • dall’altra abbiamo un Diavolo disobbediente che (proprio come Prometeo) offre all’uomo una     conoscenza che lo libera dai confini che gli sono imposti.

Nel lungo corso della storia questi due archetipi, inevitabilmente, si sono manifestati nella società secondo i loro tratti specifici:

  • l’archetipo del credere si è manifestato nell’istituzione religiosa, specie se dotata di potere temporale, caratterizzata da principi di controllo, gerarchia, ordine, conformità, stasi, eternità, devozione, dogma, mistero, fede, sottomissione, costrizione (anche violenta);
  • l’archetipo del conoscere si è manifestato nel libero pensiero e nella ricerca del progresso, sotto ogni punto di vista (filosofia, scienza, arte, ecc.), ed è sempre stato caratterizzato da principi di relativismo, individualismo, sperimentazione, curiosità, dubbio, idealismo, filantropia, cambiamento, anarchia, disobbedienza (a costrizioni morali, bigottismi, ecc).

Quale di questi aspetti è “il bene” e quale è “il male”?

Naturalmente nessuno dei due (anche se, provocatoriamente, verrebbe da chiedersi: nel corso della storia, hanno causato più morti gli adoratori di Satana o gli adoratori di Dio?), in quanto sono solo due diversi modi di approcciare la vita, in sé privi di connotazioni morali, ognuno dei quali ha caratteristiche antitetiche all’altro.

Tuttavia, all’interno di un sistema governato dall’archetipo del “credere”, il “conoscere” viene considerato “male” perché può generare dissenso e insubordinazione, e dove c’è dissenso non si può più esercitare controllo. In altre parole, se viene consentito il libero pensiero, esso può creare un precedente e diffondersi a macchia d’olio, causando la rottura dello status quo, il disordine e il crollo dell’intero sistema di potere.

Non a caso, chi in antichità adottava un pensiero divergente veniva definito eretico, e quindi intrinsecamente malvagio, in quanto lontano dalla retta via. Ma questa parola di origine greca, in origine, significava semplicemente “che sceglie”: chi si concedeva la libertà di scegliere un pensiero diverso o non compatibile con la dottrina era malvagio in quanto, con la sua stessa esistenza, contestava un sistema di credenze che si autodefiniva universale, infallibile e incontestabile. È comprensibile: il libero pensiero esalta l’individuo nella sua diversità e unicità, mentre la religione esalta il senso di coesione sociale dato dall’omologarsi a una dottrina… due approcci che difficilmente possono coesistere in modo sereno e pacifico.

PrometheusSymbolIn particolare la figura di colui che offre la luce, ovvero la conoscenza che libera l’uomo, rende Lucifero il “patrono” del progresso in qualsiasi campo dello scibile umano, compreso quello spirituale, ma anche e soprattutto quello sociale, materiale e scientifico. La scienza, del resto, è il campo in cui si manifesta maggiormente l’essenza innovatrice di Lucifero, e questo spiega perché la religione (espressione del Dio che richiede asservimento, austerità e fede) sia sempre stata nemica del progresso scientifico: quest’ultimo veicola l’archetipo luciferino poiché porta all’uomo una conoscenza che migliora la qualità della sua vita, e soprattutto lo libera dai retaggi, dalla superstizione, da tutte le credenze infondate che lo incatenano limitandone il potenziale.

In questa ottica, dall’Illuminismo in poi stiamo assistendo a un progressivo e inesorabile trionfo dello spirito luciferino. Quando si dice che il ventesimo secolo appartiene al diavolo, non si hanno tutti i torti. Negli ultimi decenni l’individuo sta riscoprendo e rivendicando, spesso con forte volitività, il proprio diritto ad autodeterminarsi, a sperimentarsi, a cercare la propria strada nel mondo, liberamente, spavaldamente, con coraggio, senza più accontentarsi di seguire percorsi standard tracciati da insegnanti, genitori, prelati, o qualsiasi altra autorità di sorta, ciascuna delle quali incarna a livello microcosmico l’austero “dio dei confini”.

Interpretazione esoterica

In ambito cristiano, il diavolo viene assimilato al serpente biblico proprio perché quest’ultimo incarna simbolicamente l’archetipo satanico-luciferino: una figura che si presenta come amica dell’uomo (e in fin dei conti lo è), che lo “tenta” e che gli offre il “frutto della conoscenza”, originalmente non previsto per lui. Mangiare il frutto, cioè far propria questa conoscenza (che non è altro che la conoscenza di sé), da un lato vincola l’essere umano alle leggi della materialità, dall’altro però lo libera dalla stasi (la condizione primordiale dell’Uno, la totalità indifferenziata primordiale, pura essenza sostanzialmente inconsapevole di sé) e gli permette di sperimentare ogni proprio aspetto interiore intraprendendo un intero giro della giostra dell’esistenza.

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Il “peccato originale” è appunto l’essersi separati dall’Uno, diventando coscienze individuali separate. L’avere “mangiato il frutto” della conoscenza dell’IO ha causato una frammentazione della stasi primordiale, generando una quantità infinita di “io” finiti, che fanno esperienza nella materia dualistica per ricordare, alla fine del viaggio, di essere quella stessa unità primeva da cui provenivano, arricchiti tuttavia di una coscienza nuova e totalizzante.

Da questo punto di vista, Satana/Lucifero è il propulsore evolutivo per antonomasia, è il principio “disobbediente” che rompe la stasi, il vento che increspa la piatta e immobile superficie del lago generando le onde, la luce che, penetrando l’oscurità, dà forma alle cose disegnandone i confini, da un lato limitandole, ma dall’altro definendole. E, per questa forza attiva e ancestrale, quale appellativo migliore di diabŏlus, “colui che divide”?

Solve et coagula: senza sciogliere, non è possibile solidificare; senza dividere, non è possibile riunire. Satana/Lucifero è proprio questo: è il fuoco che scioglie e la lama che divide. Se io esisto e posso percepirmi come coscienza separata dall’esistente, facendone così esperienza, è perché una qualche forza mi ha permesso di smarrire l’unità primordiale, di farmi carne, assumendo limiti ma anche un’identità, un “io esperente”. Questa forza è Satana/Lucifero. Essa è ciò che infrange l’equilibrio e divide l’unità originale affinché le parti possano fare esperienza di sé, interagire e infine riunirsi; ed è inevitabile e giusto che sia così, perché la separazione è l’unico luogo in cui l’incontro e la fusione si rendono possibili.

Tutto questo è male? Oppure è bene?

Io non lo so, non sono nessuno per stabilirlo. Ma sono contento che le cose vadano come vanno, e che questo povero diavolo, chiunque egli sia, possa continuare a fare ciò per cui è nato, nel bene e nel male… quel “bene” e quel “male” che (qualunque cosa significhino) ognuno di noi, spesso inconsapevolmente, incarna nel suo quotidiano vivere.

DORE-LUCIFER

Filmografia

L'avvocato del diavoloL’Avvocato del Diavolo (Devil’s Advocate – 1997)

Il film (che narra la progressiva decadenza morale e umana di un giovane avvocato rampante) è un horror dalla trama piuttosto scadente e prevedibile, salvato tuttavia dalla magistrale interpretazione di Al Pacino e dal leggendario monologo finale di quest’ultimo (attenzione, spoiler!), che descrive in modo impeccabile l’archetipo di Satana-oppositore.


IndiavolatoIndiavolato (Bedazzled – 2000)

Divertente commedia, apparentemente leggera ma dai contenuti molto profondi, avente come protagonista un ragazzo goffo e timido che stringe un patto col diavolo (Elizabeth Hurley) cedendo la propria anima in cambio di sette desideri. Il film esplora il tema della ricerca della felicità, dei desideri umani, dell’amore e dell’aspettativa, della conoscenza di sé e, non ultimo, della natura del bene e del male.

Bibliografia

La Bibbia non è un Libro Sacro
Il Grande Inganno
€ 13.90

La Storia Segreta di Lucifero
Angelo del male o fonte luminosa di vita?
€ 9.90

Il Diavolo, l'altro Dio
€ 16.00

L'Angelo Caduto
Lucifero e il problema del male Gli ‘ostacoli’ sulla via dell’evoluzione
€ 14.46

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