Daniela Coin, Consulente per il Benessere Naturale Olistico

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Premessa: nessuno è in grado di stabilire se Dio esista o non esista, anche perché non esiste un’idea di cosa potrebbe essere. Qualcuno se lo immagina come un uomo con la barba che siede sulle nuvole, altri sostengono che sia l’universo stesso, inteso come forza vitale, ed ognuno ha la propria idea. Noi qui non sosteniamo che Dio esista o non esista ma sosteniamo che sia assolutamente assurdo attribuirgli qualsiasi cosa scegliamo di attribuirgli fintanto che non abbiamo un’idea precisa di che cosa sia. Altrimenti sarebbe come se attribuissimo una qualche azione al “Mostro Hiukipoki” senza sapere che cosa intendiamo con tale definizione. Se io dicessi che il Mostro Hiukipoki mi ha guarita dal cancro probabilmente mi farebbero il TSO. Lo stesso se dicessi che il Mostro Hiukipoki vuole che io sia una persona che non ruba. E via dicendo. Tuttavia, prendendo per buono che esista un’entità preposta alla supervisione della vita nell’universo (cosa che non posso escludere), ritengo utile chiarire alcune cose.

Detto ciò, mi rivolgo a quelli che pensano che Dio sia quell’entità spirituale che viene percepita ma alla quale non riescono a dare una definizione, per dire questo: a Dio non interessano le vostre preghiere.

Mi riferisco ovviamente a quelle suppliche del tipo “Per favore Dio fa che succeda questo e quest’altro…” … “Fa che Pincopallo guarisca dal tumore”… “Aiutami a far capire a Peppapig che è meglio che faccia così…” … “Fa che mio figlio trovi un lavoro…” “Fammi smettere di soffrire e di farmi accadere così tante disgrazie!” … “Dammi la forza per superare le difficoltà che mi hai messo di fronte…” e tutte queste affermazioni insensate, frutto di un indottrinamento massiccio creato da una religione mal fondata, ricca di incoerenze e di errori interpretativi.

Parlando un linguaggio comune a chiunque, quindi riferendomi a una specie di Dio con forma e facoltà intellettive umane (perché è così che noi ce lo immaginiamo da sempre grazie al nostro culto iconografico – a nessuno interessa sapere che, proprio nella Bibbia, un comandamento omesso recitasse testualmente così: “4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.” Esodo, 20-4 ….non ha detto “Eccezion fatta per me!”) cercherò di spiegare come mai non abbia alcun senso pregare nel modo in cui siamo abituati a pregare noi.

Pregare Dio in quei modi sopra elencati, ovvero nelle modalità in cui insegna la Chiesa e che ci hanno spiegato fin da piccoli, equivale a:

1- Pensare che lui non stia già facendo il meglio per noi: se partiamo dall’assunto che Dio sia onniscente e che ci ami, per quale strano motivo dovrebbe aver creato un evento (infatti non l’ha fatto!) sbagliato? Quindi chi siamo noi per dirgli di fare qualcosa di diverso? Da dove partono le nostre teorie secondo cui, quello che sta capitando, è effettivamente e universalmente sbagliato, sopra ogni conoscenza, perfino sopra al sapere divino?

2- Evitare di prendersi delle responsabilità: quale miglior capro espiatorio di Dio? Dio è il colpevole per eccellenza. E’ quello che crea i drammi, che ci fa soffrire, ed è quello che, nonostante venga accusato continuamente, non si presenterà mai a sporgere reclamo. Quindi, quando c’è un colpevole esterno, saggio, onniscente e perentorio, chi mai dovrebbe scomporsi per cambiare le cose? Tanto è colpa sua, io subisco. Povero me, che disgrazia mi è capitata! Ma guarda che schifo di vita!

3- Supporre che i malati possano guarire per opera misericordiosa: lo sappiamo bene, ormai, che moltissime malattie nascono e vengono aggravate dallo stato psicologico del paziente. Ormai ne parla anche la tradizionale medicina allopatica. In medicina olistica sappiamo che le persone possono guarire solo se scelgono esse stesse di guarire. Non c’è Dio, non c’è preghiera che tenga. Certo, possiamo incoraggiare le persone ammalate. Possiamo spingerle a reagire, a farsi forza. Ma non sarà Dio (ma che poi non era il cattivone che vi aveva fatto ammalare poco fa?) a guarirvi. Come dite? Vi ha fatto venire una malattia per vedere se la vostra fede era abbastanza salda? Ma davvero credete che ci sia un Dio che gioca con la Play-Human mettendoci alla prova?

4- Rifiutare gli eventi della vita credendoli sbagliati: anziché cercare di comprendere le cause scatenanti di un evento, o anziché accettare che la realtà sia fatta di cose belle e brutte, noi ci mettiamo lì, ci incazziamo, piangiamo, preghiamo, avendo la presunzione di sapere cosa sia meglio, non solo per noi ma addirittura per gli altri, e rifiutiamo ogni possibilità di migliorarci e di stare bene. Domandiamoci se ha davvero senso continuare ad agire in questo modo.

Se mai ci fosse davvero un Dio che pensa come pensiamo noi, di certo tutto desiderebbe tranne che ci comportiamo come nei punti qui sopra descritti. Se mai Dio desiderasse qualcuno che parlasse con lui, di certo preferirebbe che venisse usata un po’ di intelligenza. Ad esempio:

1- Domandare invece di dare per scontato di conoscere le risposte: l’Intelligenza Universale (che è nostra e non di un signore con la barba che si diverte a punirci) ha delle risposte. L’ispirazione, la saggezza, l’empatia, l’amorevolezza, sono qualità che contengono le risposte. Quelle giuste, quelle che non creano dolore. Quelle che abbracciano. Imparare ad attingere da questa fonte è un’azione intelligente.

Guarda il video di Marco Canestrari “La morte non esiste: sulla Fine del tempo e su Come parlare con Dio

2- Non attribuire a Dio, né a terzi, la responsabilità di quello che capita nella nostra vita: tutto ciò che viviamo è creato da noi. La sofferenza nasce da un’errata comprensione e da una conseguente errata interpretazione e conclusione. Non c’è alternativa alcuna. Dio non ha colpe, gli altri non hanno colpe, noi neanche. Accadono eventi che possiamo usare per migliorarci se smettiamo di lamentarci, trovare scuse, scappatoie, giustificazioni, etc.

3- Imparare a prendersi le proprie responsabilità: a nessuno piace, e tutti evitano, i parassiti, i lamentosi, e le persone che vivono lamentandosi senza prendere in mano la propria vita per migliorarla. Non c’è altro da fare al mondo che lavorare su noi stessi per migliorarci ed appianare i conflitti e, di conseguenza, limitare la creazione degli eventi drammatici o la reazione devastante agli stessi.

Io non so che idea abbiate di Dio ma se tutta la questione religiosa non fosse come ce l’hanno sempre raccontata? Se le cose non fossero come le immaginiamo da sempre?

La Bibbia non Parla di Dio
Uno studio rivoluzionario sull’Antico Testamento
Il Dio che non è "Dio"
Credere oggi rinunciando a ogni immagine del divino